«ALCOL, SCHIFO E NOSTALGIA - Voina» la recensione di Rockol

Voina - ALCOL, SCHIFO E NOSTALGIA - la recensione

Recensione del 02 apr 2017 a cura di Anna Gaia Cavallo

La recensione

“Alcol, schifo e nostalgia” è il secondo album dei Vouna: arriva a due anni da “Noi non siamo infinito”. “Alcol, schifo e nostalgia”, quindi, come quando, dopo una sbronza, ti svegli e la realtà fa schifo. E ti accorgi che quello che provi non è tristezza, un po’ è sconfitta, un po’ è rabbia; è un nodo in gola e un colpo allo stomaco. È nostalgia, di cosa non si sa, ma è nostalgia. Questo è il perno attorno cui ruota tutto il lavoro.

“Alcol, schifo e nostalgia” è stato registrato live, in presa diretta; senza trucchi, quindi, senza filtri. È un album diretto, che racconta di quattro ragazzi con le loro incertezze, le loro debolezze e la loro voglia di condividerle. Quattro ragazzi che conoscono bene la loro generazione, il periodo storico in cui vivono, con tutte le sue caratteristiche, i suoi problemi, le sue difficoltà. “Welfare”, la traccia che apre il lavoro, parla proprio di questo: della nostra epoca, della sensazione di sentirsi sempre inadatti, della difficoltà dei giovani di trovare lavoro (“Non lavorerò, non lavorerai mai”), della parziale inutilità dello studio, della necessità di essere mantenuti dai propri genitori per lungo tempo.


I Voina rivendicano il loro diritto di essere perdenti, di non esseri i migliori in niente. Si definiscono inguaribili perdenti e di questa etichetta decidono di essere fieri. Proprio da questo principio nasce il brano “Io non ho quello non so che”: “Non me ne frega della celebrità, di instagram”. I Voina non vogliono dover fare qualcosa per sentirsi speciali, per essere sempre brillanti.

La loro volontà di non sentirsi uguali agli altri è un tema che ritorna in molti brani dell’album. In “Bere”, un invito a seguire i propri sogni e ad assecondare i propri desideri, senza farsi condizionare da niente e nessuno e senza cercare l’approvazione degli altri: “Questi sogni non sono nostri. Quando morirò non chiamare un prete, portami da bere. Brinderemo alla nostra sete, che non è la sete di sapere. E brinderemo alle nostre incertezze.  E brinderemo a me, a te, a noi, che non ce ne frega niente”.

In “Ossa”, che parla di due persone che si sentono diverse dal resto del mondo e si amano e si bastano nella loro diversità, guardando e ridendo di chi, invece sente il bisogno di omologarsi alla massa: “A noi ci basta un tavolo in un bar e sedie scomode che ballano quando ci baciamo”. In “Il jazz”, che sottolinea l’importanza di non cedere alle convezioni imposte dalla società e di restare sempre se stessi, con i propri vizi, i propri difetti, le proprie “solide incertezze”. 

L’album è di stampo alternative rock. Ci sono tocchi di grunge, in “Non è la rai”, “Gli anni 80” e di post – grunge in “Welfare”. C’è spazio anche per una ballad, “Ossa”.  “Alcol, schifo e nostalgia” è un incrocio di ricordi ed emozioni; tende al passato ma, allo stesso tempo, si proietta verso il futuro, un futuro traballante ed incerto, e per questo spaventoso. È lo specchio di un periodo ingrato. È un insieme di sensazioni che molti provano, ma di cui nessuno parla. I Voina lo definiscono sporco, sboccato e pieno di lividi. Forse, però, è semplicemente sincero.
 

 

TRACKLIST

01. Welfare (02:12)
03. Bere (03:16)
04. Ossa (03:56)
05. Morire 100 volte (02:47)
06. Gli anni 80 (03:31)
08. Non è la Rai (03:27)
09. Il Jazz (03:22)
10. La Provincia (03:01)
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