«I MURI DI BERLINO - Maldestro» la recensione di Rockol

Maldestro - I MURI DI BERLINO - la recensione

Recensione del 26 mar 2017 a cura di Anna Gaia Cavallo

La recensione

“I muri di Berlino” è il titolo del nuovo album di Maldestro. Il secondo, arrivato a 2 anni di distanza da “Non trovo le parole”, e ad un mese dalla partecipazione a Sanremo. Antonio Prestieri si autodefinisce Maldestro perché crede che questo nome rispecchi la sua personalità molto più di quello all’anagrafe. È una persona che ama la sua terra natale, Scampia, per quanto difficile e amara. È un cantautore, ma si definisce uno che “usa la sua voce per raccontare storie”. E, con questo album, dimostra non solo di saperle raccontare bene, ma anche di conoscere gli esseri umani e i loro sentimenti.

Proprio i sentimenti umani, visti da diverse angolazioni, sono i protagonisti di questo lavoro. “I muri di Berlino” è una metafora: ognuno di noi alza dentro di sé un muro per proteggersi, per difendersi, ma questo poi finisce per allontanarci da tutti, anche da noi stessi. Talvolta, però, è possibile creare piccole crepe attraverso cui intravedere un futuro migliore. Il muro di Maldestro è fatto di paura, di pigrizia, di difesa a prescindere nel confronto con gli altri. Ma, come si suol dire, ad ognuno il suo: ognuno può, quindi, riconoscere una parte di sé in questo lavoro. 

Molti si ricorderanno di Maldestro per la sua partecipazione a Sanremo, dicevamo: era tra le nuove proposte e arrivò secondo. Podio non tanto amaro, perché accompagnato da numerosi premi e riconoscimenti (primo tra tutti il premio della critica “Mia Martini”). “Canzone per Federica” era il brano proposto. Qualcuno si è chiesto chi fosse Federica, se fosse una persona reale, oppure un nome inventato. Svelato l’arcano: Federica è una sua cara amica, ed è una persona che sa ridere della vita, anche dei guai, a cui ha voluto dedicare questa canzone, questo inno alla vita.

“Abbi cura di te”, la traccia che apre l’album (tra l’altro colonna sonora del film “Beata ignoranza” di Massimiliano Bruno), è un invito ad amare la vita, i giorni felici, ma anche quelli tristi, bui; è un invito a prendersi cura di se stessi e ad amare, perché “l’amore che dai è l’amore che torna”. E torna l’amore anche in numerosi altri brani: da “Prenditi quello che vuoi”, una canzone su un amore disperato, così forte da essere ritenuto non solo indispensabile, ma anche capace di mettere in salvo; a “Tu non passi mai”, che parla dell’impossibilità di dimenticare; passando per “Tutto quello che ci resta”, che narra la fine di una storia, e la conseguente scia di ricordi e rimpianti che lascia alle sua spalle e “Che ora è”, che parla della voglia di ricominciare. Merita menzione a parte “Sporco clandestino”, brano che racconta la commovente storia di un bambino di soli “dieci anni e un mese”, costretto ad emigrare insieme alla madre e rimasto orfano del padre, portato via dal mare durante la traversata. 

Dieci sono i brani che compongono “I muri di Berlino”: dieci canzoni di stampo pop. Non mancano tocchi di folk in “Io non ne posso più” e “Tu non passi mai”. 

Maldestro è uno che non ha paura di dire quello che pensa, tantomeno nelle sue canzoni. Scrive “Io non ne posso più” per poter urlare finalmente cosa non gli sta bene, ma poi scrive canzoni anche per dare voce anche a chi voce non ne ha. Maldestro è un cantautore vero e puro. E questo album è fatto di canzoni vere e pure. 

 

TRACKLIST

01. Abbi cura di te (03:42)
04. Che ora è (03:41)
07. Sporco clandestino (04:42)
08. Arrivederci allora (03:53)
09. Tu non passi mai (04:34)
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