«STUFF I USED TO DO - Deadmau5» la recensione di Rockol

"Stuff I used to do" di Deadmau5, un lavoro dedicato a tutti i suoi estimatori

Il nuovo disco di Deadmau5 è dedicato a tutti coloro che lo aprezzano e che credono nella sua musica (e nella sua filosofia)

Recensione del 06 mar 2017 a cura di Matteo Galdi

La recensione

Thomas Zimmerman è un artista prolifico. Ad appena tre mesi dall’uscita dell’ultimo album in studio, tra un concerto trasmesso streaming sui social network in Arizona e Texas e la presentazione della nuova scenografia che userà dal vivo (un gigantesco cubo luminoso, che rimanda alle piramidi in stile Daft Punk) ecco che a sorpresa esce “Stuff I used to do”. Il disco è autoprodotto, già a primo impatto risulta un lavoro che rispecchia appieno le parole dell’artista: la musica deve piacere in primis all’autore, senza compromessi.

Produttore e compositore, i suoi lavori sono spontanei, nulla all’interno della sua discografia è lasciato al caso. Non ama le etichette, non apprezza il movimento culturale della musica elettronica odierno e anzi lo ripudia. Il suo pensiero e filosofia sono alquanto nobili: si scontra con molti artisti della sua stessa scena musicale (tra i quali Afrojack) e si batte contro la musica commerciale fine a sé stessa, nonché inestinguibile fonte di guadagno ed elemento portante di monumentali festival mondiali, a discapito dell’arte.

E’ dunque convinto che il temine “Dj” sia abusato al giorno d’oggi, uno stereotipo al quale lui non vuole essere legato. Non è nemmeno un caso il nome d’arte con il quale si identifica: durante la revisione di un computer, aprendolo, un ancor giovane Thomas ne trova all’interno un topo morto. Le sue prime demo erano registrate su internet sotto il nome di “The dead mouse guy”, ora si fa chiamare semplicemente Deadmau5.

Proprio perché Deadmau5 tiene profondamente alla propria musica, non scende a compromessi di stile con case discografiche, a volte preferisce fare di testa propria e regalarla. “Stuff I used to do” (gratuito, scaricabile via WeTranfer) è emblematico di quanto l’artista sappia spaziare tra le varie sfaccettature del vasto mondo della musica elettronica ed i suoi numerosi sottogeneri. Risulta quasi inconcludente a volte, ma molti episodi della sua carriera sono degni di lode, unici ed originali (come la lunga suite “Strobe” - uno dei suoi più grandi classici - maestosa sinfonia elettronica).  Il disco scorre piacevole, tra momenti puramente dance, talvolta dubstep nella frenetica “Digitol”, tra intermezzi techno ed ipnotici (è il caso di “Squid”) e scelte divertenti, come l’introdurre violini e violoncelli nella seguente “Screen Door”.

Ma la vera sorpresa è proprio al centro della lista dei ben sedici brani contenuti in “Stuff I used to do”. La traccia più lunga del disco è quanto di meglio mai prodotto da Deadmau5: “HaxPigMeow”, della durata di oltre dieci minuti è un brano dai toni dark, con pad e drum machine aggressivi e cadenzati, un progressivo inserimento di effetti – sempre più incisivi ad ogni nuova battuta - che danno un tocco melodico alla composizione, rendendo il tutto davvero interessante.

Il disco in questione conferma le notevoli doti di Deadmau5 come compositore e musicista, classificabile all’interno di un sottogenere del tutto personale, che in molti definirebbero “Progressive house” e che, riflettendoci, descrive piuttosto bene quanto prodotto in musica dall’artista negli anni. E di questo passo - data la prolificità di Deadmau5 – potremmo tornare a sentirne parlare molto presto.

TRACKLIST

01. Messages from nowhere (05:00)
02. Digitol (03:55)
03. Screen door (04:38)
04. Squid (01:03)
05. Sometimes i fail (03:39)
06. 50 something cats (02:25)
07. Charlie can't dance (02:21)
08. My opinion (04:08)
09. HaxPigMeow (10:10)
10. Obsidian (06:32)
11. Long walk off a short pier (03:42)
12. Support (04:10)
13. Superlover (04:38)
14. Try again (02:52)
15. Creep - Alt. Version (04:42)
16. Unspecial effects (03:17)
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