«NOTES OF BLUE - Son Volt» la recensione di Rockol

Jay Farrar torna per sorprendere

Più blues che alt-country nel nuovo disco dei Son Volt: l'altra metà degli Uncle Tupelo spiazza (positivamente) nel nuovo "Notes of Blue"

Recensione del 27 feb 2017 a cura di Davide Poliani

La recensione

"Notes of Blue" è una sorpresa piacevole. Molto piacevole. Perché un album firmato da Jay Farrar i più sono portati ad approcciarlo per affezione, considerandolo - alla fine - poco più del lato oscuro degli Uncle Tupelo, ideale contraltare di "quell'altro" (Jeff Tweedy) al quale poi gli anni hanno regalato fama e successo.

Un reduce dell'alt-country dal quale ci si aspetta le canoniche ballate elettroacustiche addolcite dalla steel guitar, o nella migliore delle ipotesi la cavalcata elettroacustica dalle sfumature rootsy: insomma, non esattamente il più imprevedibile dei songwriter, che tuttavia - giunto ormai alla sua ottava prova in proprio - ha deciso di spiazzare.

In apertura tutto va più o meno come ci si aspetta, almeno fino a "Back Against the Wall", dove le coordinate restano quelle della gloriosa tradizione heartland rock, ma subito dopo si cambia registro: con "Static" si alzano i bpm e la temperatura (delle valvole degli amplificatori) e il disco di tinge di blues, come promesso dal titolo. E per una "The Storm", dove le dodici battute alle quali si guarda sono quelle primordiali, segue subito una "Lost Soul", veloce, serratissima, sporca, con un riff di chitarra così pesante da avvicinarsi più agli ZZ Top che agli standard dell'alt-country.

I richiami al blues sono una delle costanti più pericolose nella musica popolare contemporanea, perché trattati, nella maggior parte dei casi, più come un orpello per definire ambienti e atmosfere che non come vera e propria stella polare per dare la direzione a un disco. Il merito di Farrar e dei Son Volt attuali - Mark Spencer a basso, chitarra slide e piano, Gary Hunt al violino e Jacob Edwards alla batteria - è stato quello di fare un disco blues quanto mai lontano dalle cartoline di genere che tanto piacciono in ambito mainstream per recuperare in modo genuino lo spirito di quella che è la pietra angolare della musica contemporanea americana e non solo. Se vi stavate chiedendo che fine avesse fatto Farrar, quindi, non potevate trovare migliore risposta che "Notes of Blue": è vivo, lotta insieme a noi e probabilmente non è mai stato meglio.

TRACKLIST

01. Promise the World (03:20)
03. Static (02:29)
04. Cherokee St (02:59)
05. The Storm (02:38)
06. Lost Souls (02:16)
07. Midnight (03:07)
08. Sinking Down (03:28)
09. Cairo and Southern (04:39)
10. Threads and Steel (02:05)
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