«MICROCLIMATE - Porcelain Raft» la recensione di Rockol

Porcelain Raft: leggi qui la recensione di "Microclimate"

Il nuovo album targato Porcelain Raft, al secolo Mauro Remiddi, terzo lavoro per l’autore romano di stanza a Los Angeles, s’intitola “Microclimate” e arriva a seguito di una serie di viaggi in località tipicamente esotiche quali le Barbados, Bali, e Big S

Recensione del 23 feb 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

… con un po’ di Ambient (“Rising”), Trip Hop (“Kookaburra”) ed Elettronica, rigorosamente tutto in maiuscolo. Moby, i Massive Attack e Tricky. E aggiungo un tocco più esplicitamente sognante, alla Mercury Rev (“The poets were right”) tanto per capirci: questo è “Microclimate”, terzo album targato Porcelain Raft, più il solito dream pop iper raffinato che già conoscevamo bene. Mauro Remiddi mancava dalle scene da un paio di anni, più precisamente dall’ep “Half awake” con cui nel 2015 ha fatto debuttare la propria etichetta, la Volcanic Field, dopo essere cresciuto artisticamente in casa Secretly Canadian e aver vissuto fisicamente a Londra e New York. 

Ora di casa Remiddi sta a Los Angeles, ma il quarantaquattrenne romano è uno che ama viaggiare e questo nuovo lavoro arriva proprio dopo una fase di… chiamiamola esplorazione. Parliamo in particolare delle Barbados, di Bali e di Big Sur, in California: “Ho sempre vissuto in città dove tutto viene creato dagli umani per isolarsi ed allontanarsi dalla natura; una cosa pericolosa” racconta Remiddi. “La sensazione che ho provato nelle Barbados, in alcune parti di Bali e a Big Sur quando ho visitato quei luoghi è di appartenenza. Per la prima volta a quarantaquattro anni mi sentivo come se fossi parte di essi. Dopo aver sempre guardato alla natura con un certo distacco, stavo finalmente connettendomi ad essa”. 

E “Microclimate” in qualche modo trasmette questa sensazione di riconciliazione con un ambiente, con un mondo che dal punto di vista musicale assume appunto i contorni di un pop finemente cesellato e che contenutisticamente Remiddi ha provato a raccontare dal suo punto di vista, sempre interessante. Un impasto quasi vintage che dal lato sonoro rimanda nei fatti a certa produzione brit(ish) anni Novanta (“Accelerating curve” per credere), un connubio che alla luce di quanto detto fin qui in termini di reference ed ispirazione forse può sembrare strano ma che a ben vedere non è così campato per aria. Perché Porcelain Raft è un progetto di stampo anglosassone e questa altra natura fondamentale è un qualcosa che difficilmente verrà a mancare nella produzione di questo cantautore così anomalo da non sembrare affatto un cantautore, ma che con “Microclimate” trova l’ennesima conferma: “Per me il disco inizia con la natura, ma poi finisce nel posto in cui mi ritrovo sempre: i vividi sogni che ho”. Dream. E Pop. Tutto rigorosamente maiuscolo. Un bel lavoro. 

TRACKLIST

01. The Earth Before Us (01:28)
02. Distant Shore (03:01)
03. Big Sur (02:44)
04. Rolling Over (04:40)
05. Rising (03:39)
06. Kookaburra (03:55)
07. The Greatest View (03:40)
08. Bring Me To The River (03:47)
09. Accelerating Curve (03:52)
10. The Poets Were Right (02:38)
11. Zero Frame Per Second (02:19)
12. A Fever That I Know (03:07)

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