«HUMAN - Rag'N'Bone Man» la recensione di Rockol

Rag’n’Bone Man, la "next big thing" del soul-pop inglese

Il più grande complimento che potete fare a Rag’n’Bone Man? “Pensavo fossi nero”. E invece è bianco e inglese. E ora, sull’onda del singolo “Human”, pubblica il primo album per una major, 12 canzoni soul-pop perfettamente prodotte.

Recensione del 09 feb 2017 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Capelli corti e barba lunga, fisico imponente e tatuaggi sulle nocche del mani che dicono uno “Funk” e l’altro “Soul”, Rag’n’Bone Man è l’ultima sensazione del pop britannico. Fresco vincitore del Brits Critics’ Choice Awards 2017, secondo al BBC Music Sound of 2017, già finito sulla copertina di NME, esordisce su major con un album di musica adatta ai format radiofonici, eppure radicata in stili, suoni, suggestioni tradizionali. Ha un appeal trasversale, un pubblico potenzialmente intergenerazionale. Trova un centro pop da qualche parte a mezza strada fra il soul e le tecniche produttive dell’hip-hop. Rory Graham, così si chiama il cantante inglese, non ha i mezzi canori di un grande soulman, né il background di un bluesman e non è nemmeno un rapper. Ha saputo prendere elementi da questi mondi, trasformandoli in canzoni accattivanti. La prima cosa che colpisce è la voce, com’è capitato a chi ha ascoltato “Human” in questi ultimi mesi. Ma in definitiva sono gli arrangiamenti il meccanismo-killer di quest’album di soul-pop moderno e seduttivo.

La sua musica è il prodotto dei suoi ascolti. Originario di Uckfield, a una trentina di chilometri da Brighton dove si è trasferito a 18 anni, Graham comincia a cantare imitando i vocioni di B.B. King e Muddy Waters, simboli dell’inurbamento del blues che nel secondo dopoguerra lascia il Sud e lo stile acustico per abbracciare il fervore elettrico e il pubblico dei locali delle grandi città. Graham è un figlio del suo tempo e ancor prima di intonare melodie ascolta hip-hop e va in giro a rappare. E poi è bianco e inglese, mica nero e americano, e la sua musica sta perfettamente dentro il paradigma pop contemporaneo. Da piccolo guarda con il nonno le repliche della sitcom “Steptoe and son” che racconta la storia di due straccivendoli, in inglese rag-n-bone men. Ecco il nomignolo per quando Graham debutta nel 2012 con “Bluestown”, otto canzoni dove l’influenza del blues americano si mischia in modo un po’ schizofrenico con hip-hop e fusion. Lui ne esce un po’ imitatore dei neri del Mississippi e un po’ Guru, nel senso di Jazzmatazz e dell’ipotesi di fusione fra rap e jazz avanzata negli anni ’90.

Rag’n’Bone Man pubblica altri dischi, firma come autore per la Warner Chappel e come artista con la Columbia, lascia il lavoro (assisteva pazienti affetti dalla Sindrome di Asperger) per dedicarsi alla musica a tempo pieno, è pronto per il grande salto. E difatti “Human” è un’altra cosa, fa apparire parte della musica pubblicata finora da Graham come una serie di appunti da mettere in bella copia. Il punto di partenza è “Human”, la canzone. Pubblicata in settembre, è diventata il biglietto da visita di Graham, la porta aperta sul successo all’età non più giovane di 32 anni. È un pezzo sulle risposte limitate che un uomo può dare: “Non sono un profeta e nemmeno un messia, dovresti cercare qualcuno più in alto”. Il tutto espresso con aria da gospel contemporaneo, suggestivi campionamenti d’ambiente, una linea di basso semplice e corposa, un beat scandito dal rumore metallico di catene – un suono che è diventato stranamente famigliare nel pop di questi anni, il richiamo ovviamente è all’immaginario degli schiavi afroamericani.

Graham cercherà pure di evocare il pathos di un soulman, ma gli arrangiamenti curati da Mark Crew (Bastille, amico dai tempi di Uckfield), Two Inch Punch (Sam Smith, Jesse Ware, Damon Albarn) e Jonny Coffer (Naughty Boy, Jess Glynne, Beyoncé) sono perfettamente inseriti nel filone pop che fa discendere la sua legittimazione dal legame con le radici della musica popolare. È uno di quei dischi in cui il fruscio del vinile è campionato. È pop che anela a un’autenticità perduta. È il caso del soul-pop stilizzato e pieno di stile di “Innocent man” o  degli echi gospel di “Skins”, ispirata a un episodio di “Game of thrones” e incentrata sull’idea di essere a tanto così da realizzare qualcosa, in questo caso una grande storia d’amore. Anche se “Love you any less”, pianoforte, archi, timbri scuri che rimbombano sotto la voce di Graham, si fa apprezzare facilmente, si fa dimenticare altrettanto velocemente: i momenti migliori dell’album sono quelli in cui sia il melodramma, sia la melodia facilitotta sono tenuti sotto il livello di guardia e gli arrangiamenti sono scheletrici e stilosi.

In “Ego” tornano echi di jazz e hip-hop, vecchi amori, nell’intro di “Arrow”, prima che la canzone assuma il tono un po’ cupo di buona parte dell’album, c’è pure un tocco di Motown. “Die easy” che chiude il disco è una rivisitazione a cappella di “In my time of dying” che già apriva “Bluestown” in versione sempre vocale, ma dai colori meno forti (anche “Bitter end” è tratta dal repertorio pre major). A Graham e a chi ha realizzato con lui l’album piace vincere facile. Suoni, inflessioni vocali, timbri, echi, cori, tutto è perfettamente calibrato per ottenere una suggestione forte, un effetto immediato. Anche le melodie, per un motivo o per l’altro, suonano subito famigliari. Sulla lunghezza forse mostra un po' la corda (19 brani nell'edizione deluxe). ma "Human" è una masterclass in produzione mainstream.

TRACKLIST

01. Human (03:19)
02. Innocent Man
03. Skin (03:59)
04. Bitter End
05. Be the Man
06. Love You Any Less
07. Odetta
08. Grace (03:31)
09. Ego
10. Arrow
11. As You Are
12. Die Easy (02:30)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.