«W:/2016ALBUM/ - Deadmau5» la recensione di Rockol

Deadmau5, la recensione di 'W:/2016ALBUM/'

Più che un disco, un enigma: Deadmau5 torna sulle scene da indipendente con un grande punto di domanda

Recensione del 19 dic 2016 a cura di Davide Poliani

La recensione

Che venga messo agli atti: nessuno tocchi i divertissement. Quando, nel '94, Beck - appena una settimana prima di dare alle stampe per la Geffen "Mellow Gold", il disco che l'avrebbe consacrato - pubblicò per una piccola etichetta indipendente californiana (la Flipside) quel collage tra noise, lo-fi e antipop che risponde al nome di "Stereopathetic Soulmanure" i più lo considerarono un pazzo. Una frangia indulgente - che a posteriori risultò la più lungimirante - capì: un artista che abbia davvero qualcosa da dire può indossare anche due maschere, una più presentabile e decodificabile davanti a una platea major e una più scomposta e criptica a beneficio del pubblico di nicchia, risultando in entrambi i casi convincente.

Poi passano più di vent'anni. Deadmau5, una delle poche cartoline dell'EDM che da qualche tempo a questa parte vengono indirizzate anche al pubblico di profani, decide di salutare il giro grosso che ormai frequenta da più di dieci anni e di pubblicare un nuovo album con la sua etichetta indipendente, la Mau5trap, attiva da ormai due lustri e per la quale, in precedenza, aveva licenziato solo una compilation non memorabile, "Meowingtons Hax Tour Trax", nel 2011. Una mossa del genere, specie se fatta da un big, solitamente prelude a una svolta epocale. Magari dagli esiti incerti, ma comunque destinata a restare negli annali. Anche perché Joel Zimmerman era un po' che manifestava insofferenza verso i (tanti) luoghi comuni che ormai affollano il suo ambito: cosa aspettarsi, quindi, da un album che più indipendente non si può firmato da un artista in rotta di collisione col sistema - e probabilmente anche con sè stesso?

Tanto, certo. Magari qualcosa di molto brutto, ma comunque di significativo. Se "W:/2016ALBUM/" è per certi versi una delusione non è perché sia un buco dell'acqua tout-court, ma perché - in fondo - disattende gli standard che ci si aspetta al suo autore, nel bene e nel male. Più che un disco fatto di canzoni, il seguito di "while(1<2)" sciorina un repertorio di spunti, più o meno derivativi - i synth anni Ottanta tornati in auge con "Stranger Things", i breakbeat à la Warp - alcuni anche interessanti, ma tutti lasciati incompiuti.

Logico, a questo punto, porsi il problema: di album anche dignitosi ma fatti svogliatamente la storia della musica è piena, ma - di solito - la manciata di canzoni racimolata alla bell’e meglio la si pubblica quando si vuole risolvere un contratto discografico, non quando si manda al diavolo l'establishment discografico per presentarsi al pubblico nel modo più genuino possibile. E' un disco sbagliato nel posto sbagliato, "W:/2016ALBUM/", più che un brutto album. Cosa che può anche risultare affascinante, se vista da una prospettiva critica, ma rischiosa, se data in pasto a un pubblico che - benché di nicchia - è sempre più abituato a volere tutto, e possibilmente subito.

TRACKLIST

01. 4ware (08:39)
02. 2448 (06:24)
03. Cat Thruster (05:36)
04. Deus Ex Machina (06:31)
05. Glish (02:10)
06. Imaginary Friends (07:46)
07. Let Go (06:18)
08. No Problem (06:59)
09. Snowcone (05:14)
10. Three Pound Chicken Wing (06:22)
11. Whelk Then (05:39)
12. Let Go - Extended Edit (11:31)
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