«WOMAN - Justice» la recensione di Rockol

Justice - WOMAN - la recensione

Recensione del 28 nov 2016 a cura di Marco Di Milia

La recensione

C’era una volta la pista da ballo con le sue luci stroboscopiche, i ritmi funky e giri di basso irresistibili. Un mondo luccicoso che con i Justice, paladini dell’elettronica francese, stride solo all’apparenza, dato che per il loro ritorno sulle scene Gaspard Augé e Xavier de Rosnay hanno dichiarato tutto l’amore possibile per la disco music. In “Woman”, terzo capitolo discografico dei due, alle atmosfere più cupe della loro dance si sceglie una seducente via retrò, ammiccante e di facile presa.

Con quell’attitudine nerd di ascoltatori voraci e smanettoni che li contraddistingue, spostano la loro croce-simbolo nelle discoteche che furono, miscelando le passate esperienze electro con un nuovo approccio, più diretto e immediato, e per certi versi solare ma che, a ben vedere, sotto la patina colorata nasconde ancora l’animo notturno dei Justice in un disco che vive di malinconie, di serate solitarie e naturalmente di donne che non sempre corrispondono i sentimenti.

Nell’agio della propria comfort zone, le danze cominciano con “Safe and sound” - appunto. In un muro di synth, la voce filtrata diretta dallo slap del basso e dagli archi della London Contemporary Orchestra, si perde in un vortice psichedelico che arriva direttamente dalla sala luminosa dell’Odissey. Nel gioco di rimandi e citazioni, “Alakazam!”, uno dei tre strumentali di “Woman”, è dove si scende maggiormente al centro della pista con un gustoso groove ipnotico che lascia aperta più di una porta alla componente sci-fi dei due parigini, mentre “Fire” e “Stop”, con quel ritornello così smaccatamente ruffiano, sembrano voler puntare facilmente ai grandi numeri dei raduni estivi. Infatti, nei cinque anni che hanno separato il precedente “Audio, video, disco” da “Woman”, è chiaro che i Justice hanno diretto i loro sequencer verso le masse, mettendo da parte l’aspetto più artificiale del proprio sound nel rivisitare un intero decennio di musica da ballare. Sul finale il duo si apre ad atmosfere più oniriche e dilatate, come in “Love S.O.S.” e nella dolciastra “Close call”, entrambe rappresentative dell’idea che in fondo nelle relazioni con l’altro sesso c’è sempre quella componente di inquietudine che lascia indifesi.

Un sentimento di generale insicurezza che è ben espresso in tutto “Woman”, dove si preferisce non premere troppo sulla sperimentazione, puntando la bussola su un territorio sicuro ma con quell’ombra dei cugini Daft Punk di “Random access memories” sempre alle spalle. Certi dei propri passi, i due celebrano la disco music e il suo repertorio con un elettro-pop gustoso ma anche un po’ di maniera. Le chitarre funky, i cori in falsetto e le orchestrazioni da black band non fanno di “Woman” l’album che porta la french disco alle vette ineguagliate che noi gente d’oltralpe abbiamo acclamato per anni. E’ una modernità che guarda ancora una volta indietro e alla lunga un po’ di fiacchezza compositiva sembra farsi largo nel dancefloor.

I Justice, nel rendere omaggio alla dance anni Settanta, hanno prodotto un album stiloso con il loro distintivo “tocco francese”. Eppure “Woman” è anche un disco più conservatore che innovatore e per questo ritorno era lecito aspettarsi qualcosa in più da Gaspard e Xavier, ché dei propri connazionali col casco non devono temere confronti.

TRACKLIST

01. Safe and Sound (05:45)
02. Pleasure (04:15)
03. Alakazam ! (05:11)
04. Fire (05:34)
05. Stop (04:57)
06. Chorus (07:09)
07. Randy (06:38)
08. Heavy Metal (04:30)
09. Love S.O.S (05:03)
10. Close Call (05:08)
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