«MAY - An Harbor» la recensione di Rockol

An Harbor - MAY - la recensione

Recensione del 06 ott 2016 a cura di Simone Magnaschi

La recensione

Io voglio molto bene a Federico, in arte An Harbor. Ci conosciamo fin da quando eravamo ragazzi e insieme abbiamo passato serate, visto concerti, lavorato per le stesse feste, suonato e viaggiato insieme. 
Chi lo conosce sa che ha suonato (e suona tutt'ora) in tantissimi gruppi dagli stili e influenze più diverse, alle volte come cantante, altre volte come chitarrista o bassista. 

Il suo primo concerto come An Harbor (o meglio il suo primo soundcheck) è stato per me una specie di epifania. Mi colpì molto come la sua voce, la sua chitarra acustica e qualche effetto riuscissero a riempire l'aria con così tanta prepotenza coprendo come una coperta lo spazio del portichetto in cui avrebbe suonato di lì a poco. La ricetta era semplice, basilare, scarna ma micidiale. Mi dicevo che uno con la voce come la sua avrebbe steso un toro anche cantando sotto la doccia.

E poi per scherzo due amici lo hanno iscritto alle audizioni di X Factor e molti di voi sapranno come è andata a finire: standing ovation per uno dei suoi pezzi presentato in versione chitarra e voce ("By the smokestack") e la fine del suo percorso nelle audizioni successive. Una breve apparizione televisiva che ha permesso a An Harbor di farsi conoscere e di girare per l'Italia con la sua alfa e la sua chitarra acustica proponendo il suo repertorio, sconosciuto ai più.

Da quel momento è iniziato il percorso di creazione di "May".
"May" è frutto di un lunghissimo lavoro in studio, di tanti stop and go, di tanta fatica e frustrazione. Fare le cose da soli non è mai facile, il D.I.Y. non è per i pavidi o per i deboli di cuore, e dopo tanto penare, finalmente questo disco ha visto la luce.
Diciamolo subito: scordatevi l'An Harbor che avete conosciuto fino ad oggi. O meglio: ecco a voi An Harbor nella sua dimensione più completa e ricca. Qui la produzione c'è ed è tanta. Aiutato da Cristiano Sanzeri come producer e bassista, Federico, assieme a Pietro Beltrami alle tastiere e Federico Merli alla batteria, ha plasmato e curato un disco compatto e solido fatto di otto momenti molto ispirati.

Ma quindi come suona questo disco? Suona ricco, stratificato, vario.
Le batterie sono belle grosse e davanti alla faccia, acustiche e elettroniche, e fanno capire subito che non siamo di fronte a un disco pop qualsiasi. C'è molto di rock anzi e lo si sente bene in pezzi come "Minerva youth party" o "Meet yourself fading". Il pop c'è ed è raffinato, basta ascoltare "Like a Demon" in cui troviamo il featuring di Tight Eye, "The Highest Climb" con gli ottimi intrecci tra sequenze e tastiere e l'ottima "Shine without a light" in cui l'elettronica, l'autotune e la voce di Fede fanno faville. C'è la già citata "By the smokestack" qui in versione 2.0 la cui chitarra acustica fa solo da introduzione a una struttura più articolata e complessa. "Come armed or come not at all" e "Not made of gold" sono le boccate d'aria che completano un disco che ti si attacca addosso dal primo ascolto.

Questi otto momenti sono otto storie di rabbia, amore, frustrazione, dolore e speranza. Vale la pena ascoltare quello che An Harbor dice, e come lo dice: le montagne, le maree, le belve in gabbia, la rivoluzione, i demoni, tutte metafore della fatica dei rapporti, della fatica di esistere, del capirsi e del relazionarsi. 

Il disco è l'ennesima dimostrazione che talento e caparbietà spesso portano a qualcosa di buono, anche nella bistrattata provincia, anche quando le carte sono tutte contro di te.

An Harbor come "un porto". Da cui si parte per mai più tornare o al quale si approda dopo il viaggio della vita. An Harbor come Ann Arbor, la cittadina del Michigan che ha dato i natali al White Panther Party, formazione di estrema sinistra fortemente antirazzista attiva alla fine degli anni '60 legata a doppio filo a John Sinclair e agli MC5. Anche questo dovrebbe farvi capire che se pensate a An Harbor come un semplice artista pop vi sbagliate, e di grosso, perchè i contenuti ci sono e sono al pari della forma con cui sono presentati.

Fatevi un favore e ascoltate questo disco.

TRACKLIST

02. Like a Demon (03:42)
03. The Highest Climb (03:36)
04. Come Armed or Come Not at All (02:44)
05. Meet Yourself Fading (03:53)
06. By the Smokestack (02:43)
07. Shine Without a Light (07:13)
08. Not Made of Gold (02:28)
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