«NO MAN'S SKY: MUSIC FOR AN INFINITE UNIVERSE - 65daysofstatic» la recensione di Rockol

65daysofstatic - NO MAN'S SKY: MUSIC FOR AN INFINITE UNIVERSE - la recensione

Recensione del 20 set 2016 a cura di Matteo Galdi

La recensione

Sembrava tutto già scritto osservando il processo di crescita della band, la formula era: “Qualora dovesse uscire un film o un videogioco di tipo fantascientifico – dotato di spessore artistico - i 65daysofstatic ne rappresentaranno la migliore colonna sonora.”

Si perché già con il lavoro “Wild light” nel 2014 la band britannica aveva ben dimostrato di volersi spingere oltre la scomoda etichetta di “ennesima post-rock band”, che sulla scia di gruppi nati a cavallo del nuovo millennio -  Mogway ed Explosions in the sky prima e Russian Circles poi - prova a cavalcare l’onda del successo, risultando però simile a molte altre band con gli stessi intenti.

Maturando negli anni, i 65daysofstatic hanno dato un tocco personalissimo al proprio stile. Il lavoro che precede la soundtrack di “No man’s sky” era già allora una perfetta colonna sonora. Per l’immaginazione.

Certo l’album di esordio “The fall of math” – acclamato dalla critica – aveva messo in risalto le enormi potenzialità del quartetto, ma solo in seguito e negli anni sono emersi gli elementi che hanno reso la band unica nel suo genere. L’impiego massiccio del sintetizzatore, una batteria frenetica, bassi riverberati e sezioni strumentali puramente elettroniche. E ancora noise, e tanto post-rock scuola Mogwai.

Non un caso dunque che siano stati scelti proprio i 65daysofstatic come compositori della soundtrack ufficiale del videogioco sci-fi dell’anno - almeno in quanto ad aspettative, hype ed originalità della proposta - dove proprio l’esplorazione ed il viaggio sono i temi principali dell’avventura. In “No man’s sky” il giocatore si troverà a vivere un’esperienza in prima persona, impersonerà un esploratore dello spazio/colonizzatore di pianeti. E ne scoprirà sempre di nuovi, all’infinito: vi è infatti un algoritmo che con combinazioni infinite ne svilupperà atmosfera, flora e fauna in una molteplicità di varianti sempre diverse.

“No man’s sky: Music for an infinite universe“ ha spinto i 65daysofstatic a compiere un ulteriore passo nel proprio percorso musicale, una vera e propria colonna sonora. Non quindi una mera compilation di brani della band, ma un disco che si pone come un continuum di brani strumentalmente complessi ed epici lungo l’intera durata del disco (oltre due ore).

Il prodotto che esce da questa unione di condizioni generali è di ottima fattura: le varie sfumature di suono, le varie combinazioni di effetti sono state già rodate in passato e qui riproposte, ma è spesso la struttura dei brani a cambiare. I brani ora sanno farsi da parte progressivamente lungo la loro durata, sanno adagiarsi quando serve e ritagliarsi uno spazio importante quando è necessario sovrastare i pensieri. 

E’ il caso della traccia di apertura “Monolith” che dopo una decina di battute mostra il suo lato noise, durissimo e quasi insopportabile: l’elettronica in granitica fa davvero friggere le casse, ma tutto ha un senso. Il senso è proprio il continuo alternarsi di momenti di tensione – spesso le percussioni proporranno ritmi tribali e frenetici – a momenti onirici e di evasione dalla realtà. Emblema del primo dei due dischi che compongono la soundtrack è “Heliosphere”, che inizia onirica e si incupisce lungo la sua durata, diventano man mano inquietante e claustrofobica.

L’album è diviso in due dischi: il primo è più vicino al classico sound della band, quasi un diretto successore di “Wild light", mentre il secondo disco è una raccolta di soundscapes, che di fatto nel gioco sono il vero accompagnamento lungo le missioni e nel corso dell’esplorazione degli universi virtuali.

I 65daysofstatic si dimostrano abili nell’adottare soluzioni canoniche in fase compositiva, attingono ai maestri quali Hanz Zimmer (Un vero compositore moderno: eclettico ed all’avanguardia) e svolgono – sebbene senza esperienza – bene il proprio compito: riescono a dare vita ad una vera e propria colonna sonora. I ritmi e le soluzioni infatti si fanno maggiormente dilatati, ma l’essenza sprigionata è quella giusta, le atmosfere sono la perfetta unione del classico sound della band ed il perfetto sound che deve sorreggere una simile esperienza.

Da una band che dice di avere come punto di forza il live – e di saper trasmettere molte più emozioni rispetto che in studio - il risultato è un traguardo, ed è garantito un grandissimo successo in tour (la band approderà in Italia ad inizio Ottobre). 

In definitiva un lavoro che ha il compito di essere lo sfondo di un videogioco, basato su un algoritmo capace di sviluppare infinite combinazioni di universi e pianeti. Ma che potrebbe essere ugualmente potente come sfondo di riflessioni interiori dell’ascoltatore, sicuramente ed almeno egualmente complesse.

TRACKLIST

#1
01. Monolith (06:17)
02. Supermoon (04:22)
03. Asimov (05:51)
04. Heliosphere (04:22)
06. Pillars of Frost (02:56)
07. Escape Velocity (02:55)
08. Red Parallax (04:46)
09. Hypersleep (02:53)

#2
01. NMS_exteriorAtmos1/False Suns (09:28)
04. temporalDissent/ascension_test1/koaecax (10:06)
06. Outlier/EOTWS_Variation1 (11:59)
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