«ISSUES - Korn» la recensione di Rockol

Korn - ISSUES - la recensione

Recensione del 20 nov 1999

La recensione

“Vendono inascoltabili inni al testosterone e fingono di essere degli emarginati in un mondo che li arruola come truci testimonial delle Adidas”. E’ questo ciò che pensa Marilyn Manson dei Korn. Invidia? A giudicare dall’ultimo disco della band di Bakersfield, California, si direbbe proprio di sì. Questo non vuol dire che Marilyn sia da buttare nel cesso. E’ solo che il nuovo album, “Issues”, al di là dell’hype che lo ha preceduto (il singolo, “Falling away from me”, che è stato inserito nella colonna sonora della nuova serie di South Park, il serial cartoon che va di più negli States), è indubbiamente un lavoro di grande caratura, che potrebbe “oscurare” l’uscita del disco di Manson (il “live”). Il segreto di questa buona riuscita dell’album? I Korn sembrano anzitutto voler “reinventare” sé stessi senza rimanere ancorati a formule vincenti (“Follow the leader”, l’album precedente, era stato un disco di grande successo, negli States). Lo dimostrano lasciando da parte, in più di un episodio, la battuta hip hop (prediletta fino ad ora dal gruppo), sostituita da ritmiche simil dub (in “4 U” e “Dirty”) o da battute quasi sempre sporche e rallentate alla maniera dei migliori trip hoppers (vedi “Falling away from me”). Lo fanno impreziosendo il background rumoroso che sta dietro al monolite pseudo metal con vibrazioni dark wave, loop ipnotici, arpeggi di chitarre fluttuanti e psichedelici come non mai. Sono tutti elementi che spingono Korn verso un “mood” tenebroso, apocalittico, che dà alla musica del gruppo ancora più spessore rispetto al passato. Intendiamoci, “Issues”, nonostante le sonorità wave, le interferenze “ipnotiche” da musica elettronica e un nuovo modo di cantare da parte di Jonathan (“urlo solo quando ne sento la necessità. In questo disco, era meglio cantare che urlare”), più melodico, meno “incazzoso”, rimane sempre un disco da catalogare nello scaffale virtuale dell’alternative metal. Ma anche chi non gradisce più di tanto quelli che Manson chiama “inni al testosterone” può sicuramente trovare più che un buono spunto.
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