«ZERO - Bluvertigo» la recensione di Rockol

Bluvertigo - ZERO - la recensione

Recensione del 19 nov 1999

La recensione

Bluvertigo sempre più figli dell’equivoco: tutti ne parlano, ma nessuno si sbilancia. Tutti citano “Zero” ma pochi danno segno di averlo davvero ascoltato. Parecchi sorridono in faccia e mostrano perplessità alle spalle. Fioccano interviste al gruppo in cui si parla di tutto tranne che del disco. Perché? Due le ipotesi. Uno: “Zero” non piace. Due: “Zero” non è stato ascoltato al punto da poterne parlare. A questo va aggiunto anche il fatto che parlare con Morgan di musica equivale – per la cultura del suddetto – ad imbarcarsi in un’avventura che può prendere pieghe pericolose, con la citazione di un compositore minimalista ucraino emigrato a Colonia ad inizio secolo (Morgan, faccio per dire!) o lodi sperticate ad Arvo Part, roba che avrebbe spezzato le gambe anche a un critico preparato. Quello lì, il Castoldi, sa veramente tutto…Insomma, questo disco, com’è? “Zero” effettivamente non è un album facile da raccontare, anzitutto perché ai primi ascolti mette in mostra alcuni difetti: annunciato come un album meno concettuale del suo predecessore, beffardamente definito dallo stesso Morgan come ‘musica pop’, presumibilmente auspicato da chi dovrà venderne almeno altrettante copie di quante totalizzate dal suo predecessore (leggi centomila!) come un disco di ‘canzoni, “Zero” risulta subito lungo, un po’ presuntuoso, molto narciso, denso di citazioni e in questo senso riflette perfettamente i difetti principali del gruppo. Dopo il primo ascolto, “La crisi” - brano che sembra dire «Sono soltanto il primo singolo, ma state tranquilli che tanto vi stendiamo con il prossimo» - rappresenta una boccata d’ossigeno vitale e rassicurante in un mare di musica apparentemente sconnessa, con testi che sembrano a tratti sin troppo affini a quelli dei Soerba. Le citazioni di Duran Duran, Nine Inch Nails e Depeche Mode galleggiano in un mare di ‘David Bowie sound’ che a tratti sfiora la maniacalità. Non erano mai stati così espliciti nei riferimenti bowiani, i Bluvertigo, anzi forse la loro trilogia li ha visti procedere esattamente in senso inverso al trascorrere del tempo. Fatto sta che di Bowie in “Zero” è stata ‘porzionata’ l’intera carriera: riff glam da “Hunky dory” e “Ziggy Stardust”, pianoforte di “Aladdin sane”, basso funky modello “Station to station” e “Fame”, chitarre da “Scary monsters” e Tin Machine, ritmica&sax da “Tonight” (“Blue Jean”) e addirittura una cover – “Always crashing in the same car” – risalente al periodo berlinese del Duca Bianco.
Fortunatamente, però, i Bluvertigo hanno un tale gusto musicale e una sensibilità da mettersi spesso al sicuro da qualsiasi (in)volontario autogol. Così dopo diversi ascolti accade che alcune canzoni sprigionino lentamente la propria poesia. Che brani come “La comprensione”, “Sovrappensiero”, “Sono=sono”, “Forse” e persino “Zero” – che all’MTV Day era sembrata la cosa peggiore mai suonata dal gruppo – acquistino fascino e spessore. Che i quattro accordi di piano che introducono e chiudono uno dei brani – si tratta sempre di “La comprensione” – divengano talmente preziosi da valere da soli il disco. Che i due brani conclusivi, “Numero” e “Punto di non arrivo”, spicchino come piccole gemme su un ramo. Che dopo diversi ascolti le somiglianze/citazioni spariscano e “Zero” ritrovi e rivendichi il suo suono, la sua idea. I testi, dal canto loro, finiscono per trasformarsi in un caleidoscopio di frasi, che si scompongono e ricompongono nella testa di chi ascolta come spezzoni di conversazioni ascoltate per caso e rimaste in mente per forza. Non si può non tenere conto di tutto questo, parlando di “Zero” e dei Bluvertigo. Di fatto non c’è nessun altro gruppo italiano che metta in mostra la stessa cultura musicale, la stessa capacità di ‘pensare’ in termini di suono la propria visione e di trasferirla materialmente su Cd (provate ad ascoltarlo in cuffia...è come una goccia di sangue al microscopio). I Bluvertigo possono fare sicuramente di meglio: “Zero”, semplicemente – come già aveva fatto “Metallo non metallo” – continua a mostrarci i loro pregi e i loro difetti. Lo zero si spacca in due metà, che però non possono ancora vivere l’una senza l’altra.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.