«BACK FOR GOOD - Modern Talking» la recensione di Rockol

Modern Talking - BACK FOR GOOD - la recensione

Recensione del 23 giu 1998

La recensione

Nei giudizi dei solenni critici, sugli anni ’80 è prassi sputare. Ma con una certa ingenerosità, ad emblema delle presunte efferatezze di tale decennio vengono presi Duran Duran e Spandau Ballet, che pure produssero più di un disco degno di tale nome. In realtà codesti gruppi pagano anche per colpe non loro. Ad esempio, uno dei flagelli del pop anni ‘80 furono i Modern Talking, veri campioni della via tedesca alla musica. Ritornelli tanto caramellosi da far prendere il diabete anche ai Ricchi e Poveri, e poche solide certezze: la prima scala che conta è quella di DO, e i quarti sono quattro (a volte, eccezionalmente, due - ma forse mancavano le pile alla drum machine). In Italia, paese dove (e nessuno ci convincerà mai del contrario) la gente ha maggiore sensibilità musicale rispetto ai discendenti di Odino, il duo Anders-Bohlen venne arginato. Certo, non mancava il fighetto che nel raccontare delle conquiste che aveva fatto a Monaco (invece di aspettare che le tedesche venissero a Rimini), mostrava la cassetta dei Modern Talking pagata in marchi, sua preziosa alleata. Ma complessivamente, "Cheri Cheri Lady" e "Brother Louie" non segnarono una generazione che dal punto di vista calcistico (Mondiali ‘82) e musicale non aveva nulla da imparare dai tedeschi. Oggi che i Modern Talking ci riprovano, con una raccolta costituita soprattutto da vecchi successi remixati: il biondo e il bruno, con qualche ruga in più, hanno sepolto l’ascia di guerra per battere cassa. Se potessero, si taglierebbero la gola l’un l’altro, ma intanto "Back for Good" è già nelle Eurocharts; "You’re my heart, you’re my soul" torna a miagolare nelle FM, e il fighetto che li ascoltava è sceso dalla sua Audi per comprare la cassetta nel primo negozio sulla sua strada. Resisteremo anche stavolta, oppure in questo decennio siamo diventati "europei"?

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