«TRUE SADNESS - Avett Brothers» la recensione di Rockol

Avett Brothers - TRUE SADNESS - la recensione

Recensione del 27 giu 2016 a cura di Davide Poliani

La recensione

E' un disco lacerato, "True Sadness". Bipolare, a tratti. Non solo per l'idiosincrasia - profonda, ma mai stridente - tra parole e musica: si prenda la title track, per esempio, una ballata mid-tempo apparentemente leggerotta dove si canta di cose affatto leggere come depressione, dipendenze e vite alla deriva in generale.

 

Scott e Seth Avett questa volta hanno scelto di sguazzarci, nei contrasti, e noi i motivi possiamo solo immaginarli: probabilmente, giunti al quarto album prodotto di Rick Rubin, gli Avett Brothers hanno pensato che fosse meglio evitare il cliché a tutti i costi, anche a costo di spiazzare, perché - probabilmente - è meglio correre il rischio di bucare un disco che non sfornare l'album che tutti si aspettano pronto ad essere saccheggiato dai pubblicitari.

Così da Mount Pleasant, North Carolina, i nostri hanno aguzzato la vista, andando a pescare synth, drum machine, effetti e tutto quel corredo la cui assenza, in un certo senso, era diventato un marchio di fabbrica. E questa, con ogni probabilità, era solo la prima parte del piano: la sfida più grande, in "True sadness", gli Avett Brothers se la solo presa sulla scrittura, scegliendo di uscire dalla più proverbiale delle comfort zone per andare a scontrarsi con il presente. Loro, che del passato sono sempre stati i custodi, almeno agli occhi del grande pubblico americano.

Non è (solo) una questione di suoni, ché il vestito alla moda, a una canzone, sono capaci di metterlo (quasi) tutti. L'obiettivo degli Avett Brothers potrebbe essere quello di gettare un ponte tra passato e futuro, soprattutto il loro. Missione compiuta? Quasi del tutto: il perentorio blues d'apertura "Ain't no man" e "Satan Pulls the Strings", giusto per citarne un paio, danno bene l'idea di cosa Scott e Seth abbiano in mente, "You Are Mine" - di contro - ci mostra come vanno le cose quando sfuggono di mano, con un accanimento sulla stratificazione dei suoni che sommerge la canzone sotto un tappeto di synth, piano e vocalizzi assortiti.

Il gioco, però, è valso la candela: "True sadness" potrebbe non ripetere le performance commerciali di "I and Love and You" e "Magpie and the Dandelion", e con ogni probabilità non verrà ricordato come un disco simbolo, ma potrebbe passare come un episodio cardine nella carriera degli Avett Brothers. Uno snodo importante prima di un futuro che non è scritto, ma - sicuramente - il frutto di un gruppo che tirare i remi in barca è l'ultima cosa che ha voglia di fare.



 

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