«LEMONADE - Beyoncé» la recensione di Rockol

Beyoncé - LEMONADE - la recensione

Recensione del 26 apr 2016 a cura di Michele Boroni

La recensione

E' evidente che nel 2016 un disco non può essere solo una semplice raccolta di canzoni: esaurita la novità dell'effetto sorpresa e dei nuovi formati, oggi si passa direttamente al contenuto. E Beyoncé, insieme a Kanye West e Rihanna, sta sempre in prima fila.
Così il nuovo disco diventa “un cammino di ogni donna verso la conoscenza di sé e la guarigione” e si trasforma in un lungometraggio formato dai video di tutte le canzoni, trasmesso il sabato sera nella pay tv ancora più cool d'America, la HBO, il giorno prima della nuova stagione di “Game of Thrones”, e in ben due collezioni di moda per Ivy Park e H&M.

Ma parlavamo di contenuto, e in questo “Lemonade” ce n'è a profusione. Il tema principale è la crisi matrimoniale che ha colpito la coppia Beyoncé-Jay Z a seguito dei presunti tradimenti del rapper newyorkese; ma poi dal personale si va all'universale e in pieno regime da black female empowerment (“Formation”) si passa alla rivendicazione del diritto per ogni donna di essere emancipata, amata e rispettata, specie se del sud e di colore (nel visual album si ascoltano le parole di Malcolm X e vediamo le madri di Trayvon Martin e Michael Brown, vittime degli episodi di Ferguson).
< Ma è sicuramente il primo tema ad aver il sopravvento.
Beyoncé nelle liriche del disco non usa certo giochi di parole verso il maritino : “Chi cazzo pensi che io sia? / Tu non sei sposato con una stronzetta qualsiasi”, “Questo è il tuo ultimo avvertimento / Se tenti di nuovo a fare questa merdata, perderai tua moglie” (in “Don't hurt yourself”) o “mi sono pentita di quella notte in cui mi sono messa l’anello” (in “Sorry”).

Musicalmente il disco è ricchissimo e vario, con un occhio ai nuovi suoni (in “Hold up” con la produzione di Just Blaze e Diplo, la collaborazione di The Weeknd e James Blake) e l'altro verso musicisti di qualità (tutti gli arrangiamenti di archi sono di Jon Brion e in un paio di pezzi - “Freedom” e “All night” - si sente indistintamente il basso di Marcus Miller), i sample che strizzano l'occhio all'indie rock (Animal Collective, Yeah Yeah Yeah) e con il miglior rapper sulla piazza, Kendrick Lamar. Furbizia e gran mestiere.

Rispetto al precedente “Beyoncé” c'è meno la voglia di essere up-to-date con suoni e beat, mentre l'obiettivo è quello di comunicare con pezzi che colpiscono nel segno, anche fuori dal canonico Beyoncé-style: “Hold up” utilizza il sample di un celebre pezzo di Andy Williams su una base reggae, “Don't hurt yourself” con Jack White mescola la rabbia di Beyoncé con il suono ruvido del rock blues sudista con tanto di campione da Led Zeppelin IV ("When the levee breaks"). C'è anche un bizzarro pezzo tra country e dixieland (“Daddy Lessons”) e la sorprendente “Freedom”, puro black soul di protesta anni '70 dove l'affilato rap di Lamar sembra la continuazione del suo singolo “Alright”, diretto atto d'accusa verso i media conservatori e del modo in cui raccontano i fatti di cronaca che coinvolgono i giovani neri.

Da parte sua Beyoncé infila nel disco alcune tra le sue migliori e più mature interpretazioni, specialmente in quelle ballate dove si racconta il difficile perdono e il riavvicinamento al marito (“Sandcastles” “All night”) e dove la sua voce scopre inedite e profonde sfumature. “Con ogni lacrima è arrivato il riscatto, e il mio torturatore è diventato un rimedio” canta in “All Night” Forse il lato più debole dell'intera operazione è proprio il visual album trasmesso su HBO (e ora su Tidal), un pastiche arty di immagini tra il peggior Malick e l'estetica di Helmut Newton, con mille riferimenti all'immaginario gotico del sud degli Stati Uniti – da qui la limonata, bevanda preparate dalle donne del sud del titolo – e con un'onnipresente Beyoncé in tutte le parti, dalla matta alla mamma alla stripper.
Il disco per il momento è disponibile in streaming solo sulla piattaforma Tidal (di proprietà del maritino; sì, hanno decisamente fatto pace..) e in vendita su iTunes, ma presto arriverà anche in altri formati, magari con qualche altra sorpresa.
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