«RETROGORE - Aborted» la recensione di Rockol

Aborted - RETROGORE - la recensione

Recensione del 26 apr 2016 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Nono album in studio per i veterani (hanno alle spalle una carriera più che ventennale) Aborted – death metallers con quartier generale in Belgio, le cui gesta sostanzialmente ruotano intorno alla figura del cantante Sven de Caluwé, fondatore della band e unico membro rimasto costantemente in formazione.
Per chi se lo stesse domandando, la risposta è: sì, gli Aborted sono sempre gli Aborted, fedeli alla propria “poetica” (mi si passi il termine) a base di horror, gore, splatter e brutal death metal furiosamente trucido. Certo, con questo nuovo disco avevano una missione ardua da affrontare, ossia dare un seguito a due lavori davvero notevolissimi come “Global flatline” e “The necrotic manifesto”... e oggettivamente non hanno superato quanto proposto con quei due titoli, che restano forse il loro top (almeno allo stato attuale).
Quello che invece sono riusciti a fare Sven de Caluwé e i suoi è riaffermare la propria identità marcatissima e un ruolo di prim’ordine nel panorama spesso stagnante del death. “Retrogore” è in pratica un disco con cui gli Aborted non si sfidano, non cercano di superare confini e alzare l’asticella, ma fanno ciò che riesce loro meglio: cioè – perdonate il gioco di parole – gli Aborted (oltre a far schizzare i coni delle casse dell’impianto stereo fino al soffitto, senza dubbio). E non c’è nulla di male in tutto ciò, soprattutto se il risultato è così convincente e granitico.

La parola d’ordine, quindi, è una sola: brutalità. E a poco servono i leggeri inserti più tendenti al death metal melodico che si trovano in diversi brani: la sensazione è quella di essere sotto attacco per tutto l’arco delle 12 canzoni (14 per l’edizione deluxe) di “Retrogore”. Nella solidità monolitica dell’album, comunque, ci sono episodi che svettano e movimentano la tracklist: fra questi è obbligatorio citare “Termination redux” (una mazzata che frantuma le ossa in piccolissime schegge), la mortifera “Bit by bit”, “Divine impendement” (con un’ospitata di Travis Ryan dei Cattle Decapitation) e “In avernus” (un cocktail di aggressione purissima e melodie cimiteriali).
Nell’attesa di una nuova sfida a cui gli Aborted decideranno di sottoporsi, “Retrogore” è un ottimo album per rifiatare e immergersi nell’universo della band, senza troppe complicazioni: una sorta di break per godersi il momento.

Interessante anche l’edizione deluxe del disco, che viene commercializzata in box con doppio cd – oltre a “Retrogore” con due tracce aggiuntive c’è anche l’EP “Termination redux – e gadget (una bandiera-poster).

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