«THIS PATH TONIGHT - Graham Nash» la recensione di Rockol

Graham Nash - THIS PATH TONIGHT - la recensione

Recensione del 19 apr 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

In tutte le incarnazioni di uno dei supergruppi più famosi della storia del rock, il perno era Graham Nash: che fossero CSN&Y, CS&N, o Crosby & Nash, l’inglese trapiantato in California era il collante tra le gigantesche personalità - musicali e non - degli altri membri. Eppure si dice che Graham Nash fosse il meno dotato musicalmente - in senso relativo s'intende, visto che ha scritto capolavori come "Marrakesh express”, "Our house", "Teach your children”. Ma Nash non aveva e non ha la carica elettrica di Stills, né la visionarietà e la follia psichedelica di Crosby. E non è Neil Young che, beh, è Neil Young.
Nash si deve essere rotto le scatole di quel ruolo: ha mandato a quel paese Crosby giusto qualche settimana fa, poco dopo la fine dell’ultimo - letteralmente - tour di CS&N, passati anche dall’Italia lo scorso autunno. Prima di quell'ultimo sfogo ("Sono stufo di parargli il culo"), aveva già deciso di riprendersi quello che è suo, incidendo un disco solista: è solo il sesto in 40 anni, e arriva a 14 dal precedente.

“This path tonight” è stato prodotto con l'altro perno musicale di quel supergruppo, Shane Fontayne, chitarrista dei Lone Justice, di Springsteen nella band del ’93, di Jackson Browne. Se avete visto dal vivo CS&N o di Crosby & Nash nell’ultimo decennio, sapete che buona parte del suono della band era nelle sue mani e così è per questo disco.
Il risultato, “This path tonight”, è un disco intimista come la copertina: un uomo che cammina in un bosco, in bianco e nero: lo vediamo di spalle, ma lui guarda avanti. Racconta un altro divorzio, quello di Nash dalla moglie, dopo 38 anni. Intimista più nelle atmosfere sonore - delicate e pulitissime, opera di Fontayne - che non nelle parole, che pure raccontano di una ripartenza, di una rinascita, pure a 74 anni. Non è un caso che le canzoni più politiche - di cui Nash è sempre stato autore, si pensi a “Chicago” - siano messe in coda, come “bonus”, quasi marcare una differenza dal resto del lavoro. Perché a dominare il disco non sono neanche brani come la title-track, la più complessa e completa assieme a “Beneath the waves”, ma il minimalismo acustico di brani come “Myself at last”, o “Target”, che ha un attacco con il dulcimer che sembra uscito dritto da un brano della vecchia amica Joni Mitchell.
“This path tonight” ha pregi e difetti dell’uscita solista di qualcuno che siamo abituati a vedere/sentire assieme ad altri musicisti: lo si riscopre, si apprezza la voce, quella voce, in solitaria. Ma il paragone con CS&N - che pure non producevano musica nuova assieme da quasi 20 anni - e con Crosby & Nash - il cui ultimo disco era di 12 anni fa - rimane e inevitabilmente stende un'ombra da cui è comunque difficile uscire, anche per uno come Graham Nash.
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