«ZERO GRAVITY - Lorenzo Fragola» la recensione di Rockol

Lorenzo Fragola - ZERO GRAVITY - la recensione

Recensione del 10 mar 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Sulla copertina del suo precedente album, "1995", Lorenzo Fragola appariva seduto, statico, con le gambe incrociate e lo sguardo pensieroso; sulla cover di "Zero gravity", il già vincitore di X Factor 8 è fotografato sospeso nel vuoto, come nel bel mezzo di un salto. E in effetti, con il suo secondo disco, Lorenzo fa un balzo, mette da parte le love ballad che avevano caratterizzato il suo album di debutto per dare spazio a canzoni dalle sonorità più elettroniche e contemporanee: "Zero gravity", rispetto a "1995", è un disco meno fragoloso, che prova ad essere più contemporaneo, meno malinconico e più spensierato, sbarazzino e vivace.



Libertà, diversità e maturità sono le parole che ricorrono di più nella nostra intervista a Lorenzo, che dice di sentirsi più maturo non solo a livello di personalità ma anche per quanto riguarda la scrittura e di aver dato spazio - con questo disco - ai suoi ascolti quotidiani: "Volevo che tutto fosse un'evoluzione. Prima mi raccontavo attraverso altri generi, oggi provo a raccontare una mia identità musicale. 'Zero Gravity' è un nuovo mondo per me, più moderno, più elettronico, che segue molti dei miei gusti personali", ha spiegato lui. E siccome - sempre per usare le sue stesse parole - è difficile legarsi ad un solo genere musicale, con queste undici nuove canzoni (che diventano dodici nell'edizione deluxe, nella quale figurano pure le cover di "La donna cannone" di Francesco De Gregori e "Gravity" degli Embrace, scritta da Chris Martin), prodotte da Fabrizio Ferraguzzo, registrate agli Isola Studios di Eros Ramazzotti e scritte con autori quali - tra gli altri - Ermal Meta, Dario Faini, Federica Abbate, Virginio Simonelli e Tony Maiello, Fragola si cimenta con stili e generi diversi: spazia da brani caratterizzati dalle influenze dei Coldplay dell'ultimo album "A head full of dreams" ("Parlami", "Luce che entra", "Land" - non trovate che la band di Chris Martin sia diventata un modello abusato, da un po' di tempo a questa parte?) a pezzi dalle contaminazioni funk che nell'ultimo periodo sono tornate in voga nelle produzioni anglo-americane ("Scarlett Johansson" e "Weird", quest'ultima registrata utilizzando delle copie certificate di alcuni strumenti impiegati da Michael Jackson durante le sessions di "Bad"), da ballad sporcate da beat elettronici ("Qualsiasi cosa tutto", "Dire di no", "D'improvviso") a ritmi dancehall reggae ("Sospeso", ispirata da "Sorry" di Justin Bieber).

Esattamente un anno fa, scrivendo di "1995" (qui la recensione), ci chiedevamo se Lorenzo Fragola sarebbe riuscito, con i suoi successivi lavori, a non fossilizzarsi in un unico stile/genere e a rinnovarsi per restare al passo coi tempi; "Zero gravity" è la sua risposta a questo interrogativo: è un album che mischia stili e generi diversi, un caleidoscopio in cui l'alternanza tra sonorità ora classiche (la sanremese "Infinite volte", un ponte tra il "vecchio" e il "nuovo" Lorenzo) ora contemporanee può risultare anche confusionaria e far perdere il filo del discorso. Sound contemporaneo, abbiamo detto. Sì, è un'espressione abusata, è vero: ma come si può non definire "contemporaneo" un disco in cui si ritrovano le influenze dei Coldplay, di Justin Bieber e di Bruno Mars?
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