«FIGGATTA DE BLANC - Elio e le Storie Tese» la recensione di Rockol

Elio e le Storie Tese - FIGGATTA DE BLANC - la recensione

Recensione del 15 feb 2016 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Sono bravissimi, ma arriva per tutti il momento in cui si rischia di suonare sorpassati. Nessuno resta al top del suo gioco per sempre, trovare idee brillanti per un intero album diventa difficile, linguaggi e gusti evolvono. Credo che per Elio e le Storie Tese quel momento sia arrivato da tempo, per lo meno quando si tratta di scrivere canzoni nuove, perché dal vivo o in tv nel loro campo non hanno rivali. “L’album biango” del 2013 mostrava il gruppo milanese in difficoltà nel trasformare spunti ironici in canzoni memorabili, a parte “Complesso del Primo Maggio”, bel colpo alla retorica del concertone romano. Anche “Figgatta de blanc” sfrutta una formula che mostra i suoi limiti, ovvero: musiche suonate seriamente vs testi scombinati o fintamente assennati. Si sorride la prima volta, la seconda si trovano particolari musicali stuzzicanti, ma si fa fatica a trovare una ragione per riascoltare più volte almeno metà di queste canzoni.

Superati i 50 anni d’età, i musicisti di EelST coltivano il loro spirito da cazzari impenitenti in un disco che nel titolo fa il verso all’album dei Police “Reggatta de blanc” e che mette assieme quindici vignette musicali (più ghost track) piuttosto diverse l’una dall’altra. Ogni canzone, un approccio. Ma una volta impostata l’idea, mancano spesso sviluppi interessanti. Alcuni spunti sono presi dall’attualità: al tiggì parlano di bullismo? Ecco “Il mistero dei bulli” in cui si cercano le radici storiche del fenomeno, risalendo fino ad Attila. L’abuso di termini in lingua straniera? C’è “Parla come mangi”, che finisce con Mangoni che urla un elenco irritante d’inglesismi pronunciati a vanvera (“tucscrin!”). L’immigrazione cinese? Arriva “China disco bar”, un titolo un programma. Il quadretto africano? C’è “Cameroon”, peraltro musicalmente godibile.
È tutto divertente, ma anche un filo scontato, e non va bene per una band che per statuto dovrebbe non dico scioccare, ma per lo meno spiazzare. Vale anche per il pezzo con J-Ax “Il rock della tangenziale”, che va a sommarsi alle altre vignette confezionate bene, ma prive di elementi di rottura e dell’estro necessario in questi casi. Le ragazzate, i siparietti, le battute che un tempo parevano sboccate e irriverenti oggi stentano a fare ridere, come l’imitazione del trans che dice “50 di bocca 100 scopare”.

Funzionano meglio quelle che potremmo chiamare metacanzoni, i pezzi in cui EelST giocano con la musica e le forme compositive: tre anni fa era “La canzone mononota”, oggi la sanremese “Vincere l’odio” e il progressive (o regressive) “Ritmo sbilenco”, un esercizio quasi-citazionista sui ritmi complessi. Nel disco c’è anche “Il quinto ripensamento”, proposta nella serata delle cover del festival e introdotta qui dal siparietto di Lillo & Greg su Radio Coatta Classica.
È un disco corale nella realizzazione delle parti vocali – per la prima volta cantano tutti nel disco ed è molto presente Paola Folli – dove c’è tanta musica black, nelle varie declinazioni di metà/fine anni ’70 che EelST maneggiano con la consueta bravura ad esempio in “Vacanza alternativa” dove suonano funky cantando di fanghi e funghi (sì, il bisticcio è voluto). Sono due i pezzi fuori dagli schemi. “Bomba intelligente” è un inedito che Francesco di Giacomo non ebbe tempo di finire in vita. La registrazione con la voce del cantante dei Banco e l’arrangiamento originale di Paolo Sentinelli è stata affidata a EelST che l’affrontano con la giusta miscela di leggerezza e serietà. E c’è la stralunata “I delfini nuotano”, un testo-puzzle su un crescendo austero e straniante, un piccolo esperimento che si distacca dal tono del disco.

L’album è disponibile anche nel cofanetto “Lelo e Le Storie Tese”, che oltre al cd contiene un Lelo Siri 2, uno stimolatore clitorideo che vibra a tempo di musica di cui trovate qui la videorecensione della spigliata ed entusiasta sex blogger Venus O’Hara. E del resto nell’album c’è un pezzo sui rapporti anali (frase chiave: “She wants in the posterior”) con la voce passata apparentemente attraverso un talk box e un’atmosfera melliflua da R&B vecchia scuola. Un tempo magari avremmo riso della copertina di Rocco Tanica, il disegno del simbolo della pace sottosopra con peluria aggiunta. Oggi, che di cose così i social ne distribuiscono decine ogni giorno, strappa tutt’al più un sorriso e la stessa cosa si può dire di buona parte delle nuove canzoni degli Elii. Poi li si vede a Sanremo dove vincono per manifesta superiorità anche quando arrivano dodicesimi e gli si perdona tutto.
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