«HIDDEN CITY - Cult» la recensione di Rockol

Cult - HIDDEN CITY - la recensione

Recensione del 14 feb 2016 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Ian Astbury e Billy Duffy sono – a tutti gli effetti – due veri sopravvissuti della scena rock britannica. I Cult (di cui sono il nucleo pulsante) sono sopravvissuti a loro stessi, al successo, a tre scioglimenti e reunion, alle mode e alle nuove tendenze che, a un certo punto, li hanno relegati a un ruolo defilato: niente più stardom da eroi dell’eccesso rock e da arene sold-out, ma al massimo palazzetti semivuoti, dischi così-così e un filo di magone per quello che era stato. In tutto questo tempo, però, l’alone magico di “Love”, “Electric” e “Sonic temple” non ha mai smesso di esercitare la propria influenza, soprattutto sui fan: e infatti non abbiamo mancato, a ogni uscita, di dare una nuova chance a Ian e Billy... glielo dovevamo e glielo dobbiamo tuttora. Loro non sono riusciti a ricreare quell’alchimia speciale, ma hanno dimostrato con tutte le loro uscite seguenti – compreso “Hidden city” (che chiude una trilogia iniziata nel 2007) – di avere ancora barlumi della loro grandezza... per cui, un po’ come accade per gli album di Iggy dagli anni Ottanta a questa parte, ogni disco contiene almeno un paio di brani notevoli, circondati da altri più o meno anonimi. Ma ciò ci basta per non considerare i Cult come perduti per sempre.

Questo nuovo lavoro in studio non fa eccezione: quindi non è corretto attendersi da “Hidden city” le nuove “Sanctuary” o “Love removal machine”, ma neppure una “Edie, ciao baby”. Ma non è neppure corretto lasciar scivolare via un disco così, robusto ed energico, con più di una strizzata d’occhio – piacevolissima – alla golden age della band. Quindi questa è una collezione di brani di hard rock robusto, con mood piuttosto dark e umbratile, in cui a tratti la magia dell’interazione fra la chitarra di Duffy e la voce di Astbury porta alla mente gli episodi migliori degli anni Ottanta griffati Cult. Immaginate una sorta di mash-up fra “Electric” e “Sonic temple”, con la mano di Bob Rock a stendere uno strato di smalto luccicante sul tutto (e proprio Rock fu dietro al mixer per la realizzazione di “Sonic temple”, nel 1989). E, in più, c’è la presenza di un piano che aleggia in alcune canzoni, ma nel brano conclusivo “Sound and fury” trova la sua giustificazione principe ed evoca fantasmi nemmeno troppo velatamente appartenenti al mondo di Bowie, con qualche sfumatura alla Lou Reed di “Transformer”: una dimensione piuttosto inedita per Astbury e i Cult, che sorprendono, pur non facendo gridare al miracolo.
Chi ama il lato più sanguigno, tamarrock, del dynamic duo Astbury/Duff comunque non resterà deluso, vista la presenza di composizioni in cui la chitarra è protagonista esuberante e scatenata, come “G O A T” (quasi una outtake da “Electric”), “Avalanche of light” e “No love lost” – che arriva a muso duro, con un piglio che meticcia echi desertici alla Thin White Rope, stoner rock, classicità dei Cult e un incipit di batteria che sembra evocare l’umore di “Yoo doo right” dei Can.

Il risultato finale è un disco decisamente dignitoso, con cui la band può andare senza timore in tour – occasione in cui verranno comunque proposti in maggioranza i classici, perché in fondo sono quelli che vogliamo risentire. E badate che arrivare dignitosamente a superare gli oltre 30 anni di carriera, in un mondo spietato come quello del rock, non è cosa da poco.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.