«LUNGA ATTESA - Marlene Kuntz» la recensione di Rockol

Marlene Kuntz - LUNGA ATTESA - la recensione

Recensione del 10 feb 2016 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Chitarre elettriche in primo piano, riff che ti portano via la pelle, testi che non le mandano a dire – diretti come pugni... “Lunga attesa”, il nuovo lavoro dei Marlene Kuntz, è decisamente un disco che non fa compromessi (del resto lo hanno detto loro stessi a Rockol: “non siamo mai arrivati a tutti. Siamo troppo menosi per il mondo là fuori. Non ce ne frega un cazzo di essere cool”). E nasce con lo sguardo palesemente rivolto agli anni Novanta, a una fase precisa dell’evoluzione e della carriera della band piemontese: quella con i piedi ben piantati nel rock alternativo e rumoroso (noise? Anche), quello esuberante e sanguigno. Una dimensione che negli scorsi dischi non è mai stata preponderante, ma piuttosto presente in maniera sporadica, avendo il gruppo privilegiato un impatto meno rock e potente, seguendo un processo di cambiamento (o, chiamalo, se vuoi, evoluzione, maturazione...) costante.

È quindi un ritorno al passato, “Lunga attesa”? Non esattamente. Perché i Marlene Kuntz non si sono limitati a un’operazione nostalgia di quelle che vanno anche di moda (e che non sono neppure deprecabili, se ben riuscite), ma hanno in qualche maniera rifatto proprie le pulsioni più rabbiose del loro materiale – mi si perdoni il termine – “storico”, impastandole con le esperienze musicali fatte nel nuovo millennio. Il risultato è notevolissimo: torna l’incazzatura degli anni Novanta, ma è stilosa e contemporanea, senza far la figura di quelli che riesumano dall’armadio il chiodo che mettevano 25 anni fa, per sentirsi ggggiovani.

L’ascolto, fin dalla traccia di apertura, è una piacevole ri-scoperta: ci sono i Marlene che tutti quelli cresciuti musicalmente fra la fine degli Ottanta e quella dei Novanta ricordano con maggiore emozione (un po’ per l’effetto dopamina della memoria di gioventù, un po’ per gusto personale, chissà). Il disco è davvero incalzante e – qualità rara – ogni pezzo ha un quid che stupisce ed è differente dagli altri. Il quadro finale è gustosamente eterogeneo e coeso allo stesso tempo: non ci si annoia per un istante e il mix fra episodi più dark, brani più duri e pezzi più leggeri funziona come un orologio.

E allora è un piacere tuffarsi subito in “Narrazione”, con linea vocale parlata/recitata e una base strumentale rock da pelle d’oca. Si gode senza freni con il grande rock sotterraneo di “La noia”, con echi quasi hardcore anni Ottanta (anzi, concedetemi un Moravia-core, vista la citazione – chissà se volontaria o meno – del titolo).
E poi c’è il post punk gotico e spigoloso di “Niente”, dall’incedere lento e cadenzato, che prelude al ballatone – fra shoegaze, pop sperimentale e psichedelia – della title track, che crea atmosfere stranianti. Ma non è tutto, perché ci sono richiami college rock, di quello arioso e struggente (“Un po’ di requie”), tocchi punkeggianti (“Leda”), alt rock da manuale (“Formidabile”). Ma il vero uno-due pugilistico, quello che mette ko, è l’accoppiata centrale di “La città dormitorio” e “Sulla strada dei ricordi”: il primo è un brano insidioso, cupo, disturbante, dal testo crudissimo che ti si appiccica al corpo e non ti molla finché non ti ha annientato. Il secondo è puro alt rock sonico, marziale, crudo e spietato, come solo i giganti del genere sanno fare.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.