«NINE TRACK MIND - Charlie Puth» la recensione di Rockol

Charlie Puth - NINE TRACK MIND - la recensione

Recensione del 30 gen 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Prendi un po' di soul bianco e mischialo con un po' di doo-wop; aggiungi un pizzico di R&B, accompagna il tutto con una canzone simpatica e orecchiabile e... Et voilà, ecco pronto il nuovo fenomeno musicale del momento. Stiamo parlando di Charlie Puth, venticinquenne cantautore di Rumson (New Jersey); di lui si era cominciato a parlare nel 2014, quando registrò insieme a Wiz Khalifa "See you again", colonna sonora di "Fast & Furious 7" (una hit da quasi 8 milioni di copie vendute in tutto il mondo). Lo scorso anno è uscito invece il suo EP d'esordio ufficiale, "Some type of love", contenente quattro brani tra cui il tormentone "Marvin Gaye", cantato insieme a Meghan Trainor (quella di "All about that bass" - te la ricordi?): una vera e propria hit scalaclassifiche che, ad oggi, ha venduto circa 2 milioni di copie in tutto il mondo (nel nostro Paese ha ottenuto due dischi di platino, dominando anche le playlist radiofoniche).

Ora arriva "Nine track mind", il suo primo album in studio; il disco è stato realizzato insieme a produttori provenienti sia dai territori del rap come Dj Frank E e Infamous (Pitbull, Kanye West, Chris Brown) che dai territori del pop come Red Trangle e J.R. Rotem (5 Seconds of Summer, Little Mix, The Vamps, Gwen Stefani, Maroon 5). Sulla copertina del disco, Charlie è ritratto come un divo della musica degli anni '60, con tanto di capelli cotonati: non a caso, "Nine track mind" è un disco pensato in parte come un omaggio agli album R&B e soul con i quali il cantautore americano è cresciuto, Marvin Gaye in primis (al quale è dedicato il singolo inciso con Meghan Trainor). Ma Charlie non si voleva solamente limitare a imitare le produzioni soul e r&b anni '60: sul modello di quanto già fatto da alcuni suoi colleghi (su tutti Sam Smith e John Newman), il cantautore ha aggiornato quelle sonorità, mettendoci dentro un pizzico di pop e condendo il tutto con un sound più urban. Ecco allora che ai riferimenti alla musica black si affiancano quelli a gruppi hip hop quali i Naughty by Nature e ad artisti come MC Lyte, che hanno contribuito a formare il sound di Charlie Puth al pari di Marvin Gaye e soci.

Tuttavia, nella maggior parte dei brani che compongono la tracklist di "Nine track mind" le influenze si ritrovano separate: il disco si apre con tre pezzi dalle sonorità soul e dal mood vintage ("One call away", "Dangerously", "Marvin Gaye"), mentre tutta la sezione centrale dell'album è caratterizzata da brani con una presenza più marcata dell'elettronica ("Losing my mind", il duetto con Selena Gomez su "We don't talk anymore", "My gospel"), con una produzione vicina a quanto proposto da Justin Bieber con il suo ultimo album "Purpose" (vale a dire un mix tra la dance elettronica e il moderno r&b - anche nell'interpretazione, con quella vocina zuccherosa, Charlie sembra ricordare molto Bieber). Nel finale si torna al soul anni '60 rivisitato in chiave moderna, con "Up all night", "Left right left", "Suffer" e il mix soul/rap di "See you again" (in duetto con Wiz Khalifa).

Se da un lato questa alternanza tra sonorità vintage e altre più urban e contemporanee rende più digeribile l'ascolto dell'album (immagina che ansia, ascoltare 40 minuti di sole ballad soul...), al tempo stesso rende la produzione un po' troppo eterogenea. La voce di Charlie Puth, poi, nei vari episodi del disco cambia colori e impostazione: è più dritta, calda e riconoscibile nei pezzi soul (vedi "Marvin Gaye", "One call away"), più smielata, fredda e meno riconoscibile nei pezzi più elettronici ("Losing my mind" e "We don't talk anymore" su tutti). Ma c'è una via di mezzo? Sì, qualche eccezione c'è: nella stessa "Marvin Gaye" una batteria elettronica spunta all'improvviso sulle sonorità doo-wop, e beat elettronici scandiscono anche il tempo della ballad pianistica "One call away". Insomma, ci sono anche brani in cui atmosfere soul e r&b si fondono con spunti e accenni di musica elettronica, che alla fin fine si rivelano i pezzi più originali e interessanti del disco.
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