«LOREM IPSUM - Lucio Leoni» la recensione di Rockol

Lucio Leoni - LOREM IPSUM - la recensione

Recensione del 30 ott 2015 a cura di Giorgio Collini

La recensione

C’è un nuovo poeta in città. O forse un giovane poeta, già in piedi da un po’, ha pubblicato l’album giusto. Il suo nome è Lucio Leoni, romano, classe 1981. Ma i nomi dicono poco, se ancora non li si conosce. Il disco, missato da Rico dei Uochi Toki, ha come titolo: LOREM IPSUM. Nell’ambito grafico ed editoriale con “Lorem Ipsum” viene indicato il testo segnaposto, un insieme di parole che non significano nulla, o magari significano tutto se si ha una fervida immaginazione. Ed una immaginazione profonda, ironica e dolente è quella che emerge dai testi delle canzoni. Nel pieno della tradizione giocosa ed allo stesso tempo tragica della musica romana, Lucio Leoni calibra ed espone i misteriosi caratteri di una generazione complessa e non ancora pienamente emersa, quella nata negli anni ’80.

“Luna” è la prima traccia. I tempi sono dilatati, si procede senza gravità mentre David Bowie fa capolino tra balene e una Terra lontana. Passando attraverso la stratosfera si rientra verso casa, perché la luna è affascinante, un cerchio leggero dove rifugiarsi anche se mai per troppo tempo. Tornare con i piedi per terra sarà duro, graffiante, faticoso ma assolutamente necessario. “A me mi” è il primo singolo estratto dall’album. Caratterizzato da un flusso di parole coinvolgente e stravolgente, sotto botta di uno stretto rullante, tocca corde in grado di far vibrare gli specchi appesi ai nostri muri. Concetti e pensieri, lanciati come uno Tsunami, affogano la comprensione. Se ascoltati con attenzione, però, riassumono in sintesi perfetta il vivere di un trentenne: citazioni, osservazioni, prese di coscienza e chiusura a sorpresa. “Domenica” è la canzone di un cantautore. Il verso: “Semo kamikaze, ma a parole” è descrizione preziosa di un modo di essere dove il finale, incredibilmente, sarà che “anche oggi non si fa la rivoluzione”. “Tavolino” è il gioco di un personaggio dissociato tra dolcezza e follia, una boutade nella tradizione romana con ritmo alternato tra stornello, punk e classic rock. In “Fuori da qui” il riverbero della cassa restituisce gli echi di un ritorno al passato, un incontro dopo anni, un bagliore che scalda mentre fuori i lupi attendono come guardiani della realtà. “Prima campanella” sembra un ritratto poetico della scuola italiana, dove, scherzando scherzando, si finisce in lacrime. Usi e costumi nostrani vengono associati ad una prima tra i banchi di scuola. Ciò di cui realmente parla la canzone è il classismo, la religione, attitudini ed idee instaurate come imprinting nelle prime esperienze sociali. “Guardami”, è la visione granulosa su una vita adulta, la tenera ricerca per una conferma non importa da parte di chi. Il senso è nel coraggio, trovare serenità per un passo in avanti attraverso il tribolato cammino dell’esistenza. “Na bucìa” è un quadro di Roma, come quelli che una volta si potevano trovare in Piazza Navona tra le dita sporche di vernice dei pittori a servizio. Un’immagine accennata in pochi tratti capaci di definire un luogo mentre sullo sfondo sonoro si staglia una batteria jazz con ritmi lontani, pieni e selvaggi. Risuona il ritorno al passato, come un reading della beat generation in tempo anarchico. “Amami”, la hit del disco, evoca l’amore, la passione che si nutre, che si sposa e che si lascia, e poi si sposa ancora e si nutre ancora, e si lascia poi per il brivido di sapere come andrà a finire. È l’inno di uno sconfitto che non teme la vittoria perché è sufficiente uno di due per amare. Non c’è da preoccuparsi in fondo.

Lucio Leoni ha scritto nove piccole storie scanzonate e leggere, le ha infilate tra macigni concettuali ed una presa di visione della realtà temeraria per la sua crudezza. Anche se nello spazio di una contestualizzazione letteraria incentrata sulla romanità, ha personalizzato la sua proposta con un approccio istrionico risultando originale ed accattivante. C’è un disco nuovo in città che merita di essere ascoltato.
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