«4/4 - Almamegretta» la recensione di Rockol

Almamegretta - 4/4 - la recensione

Recensione del 18 ott 1999

La recensione

Flusso e mutabilità, ritmo e zen. Il tempo scorre in circolo e il quarto album di quattro musicisti diventa un richiamo all’unità degli Alma, il pugno aperto che si richiude per colpire. “Lingo” amava Bristol, Londra, il carnevale giamaicano, i ritmi sotterranei e suoni lievemente perversi: su “4/4” torna a splendere in veste virtuale un po’ di quel sole che illuminava “Sanacore”. Il battito è da ballo, la melodia brit-neaples, i testi raccontano lo scorrere di cose, eventi e anni come un flusso inevitabile, inarrestabile, da cui farsi trasportare. Dre Love, Sahinko Namchylak (Tuva), Dj Gruff, Eraldo Bernocchi sono gli ospiti più conosciuti e conoscibili di questo lavoro, che conferma come la filosofia di vita del gruppo sia la stessa che anima le loro canzoni. Lasciarsi scorrere, abbracciare le cose con uno sguardo aperto: e allora perché questo disco non convince in pieno? Forse perché non ci sono canzoni forti? Forse perché gli Alma pensavano solo a loro quando hanno deciso di diventare una dance band di frontiera? Forse perché in questo tripudio di ritmiche e vocalesi manca qualcosa a cui aggrapparsi davvero? Raiss è senza dubbio il miglior cantante italiano in circolazione, Paolo, Gennaro e D.Rad fanno suoni senza uguali: eppure, nonostante tutto, sembra che i quattro parlino anzitutto a se stessi. “4/4” messo su una pista da ballo sarebbe un album da spellarsi le mani per quanto è bello: ma forse il fatto che sia un disco degli Alma – gruppo dal quale ci si aspetta bene o male qualcosa di più ‘laico’ – gioca più come un limite che come un vantaggio. Dal vivo o in un club questo album avrà le sue rivincite, ma per sdoganare gli Almamegretta nel mercato mainstream – ammesso che a loro interessi – ci vuole altro che non sia “4/4”. E speriamo che questo altro arrivi presto, perché gruppi così non ne nascono tutti i giorni.
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