«KELLY - Andrea Faustini» la recensione di Rockol

Andrea Faustini - KELLY - la recensione

Recensione del 27 ago 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La storia di Andrea Faustini la conoscete: viene scoperto bambino ed esordisce a “Ti lascio una canzone; viene scartato da (o scarta lui) X Factor Italia; viene preso ad X Factor UK, dove approda in finale: mai successo che uno "straniero" arrivasse così avanti in un talent anglosassone.
In italia è stato (comprensibilmente) ignorato, per non fare ombra ai concorrenti dell'X Factor nostrano. "Non vorrei essere sgarbato, o forse sì, ma qui da voi avete artisti migliori di lui. Che è poi il motivo per cui è venuto in Inghilterra”, ha dichiarato Simon Cowell nella recente visita italiana, mantenendo questa linea. Il che non è vero, perché Faustini, con la sua voce potente e black si sarebbe mangiato tutto il cast dell’ultima edizione. Ma tant'è.
Intanto, Faustini è il primo dei concorrenti di X Factor UK a pubblicare un album di inediti (da quelle parti si fanno solo cover, niente canzoni originali in finale). Il disco, intitolato “Kelly", esce per la RCA (che è sempre del gruppo Sony - su Apple Music appare come Syco, ovvero l’etichetta di Cowell). Ed esce in maniera strana: in piena estate, con pochissima promozione.

L’album contiene 10 canzoni, 9 inedite e la cover di "I didn't know my own strenght" di Whitney Houston (che vede pure la partecipazione del mega produttore David Foster). Una sola canzone è co-firmata da Faustini, il singolo “Give a little love”, che è un po’ quella che dà il tono all’album: un pop con venature soul, per sfruttare la voce di Andrea. Ma anche un brano che non lascia il segno, come tutto il disco.
L’inedito più interessante è quello in Italiano, "Lascia tutto così" scritto da Giuliano Sangiorgi ed Elisa, una ballatona gospel che parte piano e poi si apre. Forse poco adatta al nostro mercato, ma sicuramente buona per valorizzare la sua voce. Ma la pubblicheranno mai in Italia come singolo? E qualcuno lavorerà questo album sul nostro mercato? Per il momento alla Sony Italiana dicono che non lavoreranno il disco nel nostro paese.

“Kelly” non è un brutto disco, tutt'altro. Ma suona come un disco “medio”: la voce e l’interpretazione di Andrea sono fuori discussione, sono appunto nettamente migliori delle cose recentemente sentite nei talent italiani. Le canzoni sono discrete ma non brillano: sono un po’ prevedibili, molto dritte, nel loro genere di riferimento. Alcune decisamente sono meglio di altre: il piano-voce di “Back to the sea”, per esempio; mentrtre la ballata anni ’60 di “What would Dusty do” ha un titolo stupendo (Cosa farebbe Dusty Springfield?), ma per il resto suona come mille altre riproduzioni di quel filone. O ancora i cori simil-gospel che affollano diverse canzoni, a partire da "It'll all end in tears”.…
Ciò che lascia perplessi di “Kelly” è proprio è questa medietà: arrivare a fare un disco del genere è già un enorme traguardo, ma sembra che su Andrea manchi “il progetto”, per usare una terminologia cara ai talent. C’è la volontà di affermare la sua voce black, di sottolinearla con canzoni che rimandano a quel genere. Ma c’è anche la sensazione di: “buttiamo questo disco sul mercato e vediamo che succede”. Speriamo di sbagliarci, e che invece questo disco preluda all'inizio di una carriera - all’estero o da noi. La sua voce se lo meriterebbe.
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