«COMING FORTH BY DAY - Cassandra Wilson» la recensione di Rockol

Cassandra Wilson - COMING FORTH BY DAY - la recensione

Recensione del 22 apr 2015 a cura di Michele Boroni

La recensione

Diciamo la verità. Sulla carta questo disco non prometteva niente di particolarmente stimolante: Cassandra Wilson - 59enne gran signora del jazz un tempo sperimentale, ma non particolarmente brillante negli ultimi tempi - che reinterpreta i pezzi più rappresentativi di Billie Holiday cui ricorre il 100° anniversario della nascita. Poi è bastato dare un'occhiata ai credits del disco per intuire che questa volta poteva trattarsi di un cosa diversa rispetto ai classici jazz tribute. I nomi coinvolti infatti non erano i soliti virtuosi turnisti jazz, ma nomi interessanti provenienti dal rock più oscuro.
Innanzitutto la produzione è affidata a Nick Launey, fautore degli ultimi lavori di Nick Cave; dai Bad Seeds proviene anche l'ottima sezione ritmica (Thomas Wydler e Martyn P. Casey), poi ancora T Bone Burnett e Nick Zinner (Yeah, Yeah, Yeah) alle chitarre, il folle e geniale Van Dyke Parks agli arrangiamenti di archi e ottoni, più qualche altro fedele giovane musicista del giro della Wilson.

Il risultato è un disco davvero sorprendente che rende omaggio alla Lady in Blue ma senza fedeltà, tradizionalismi jazz o strizzatine d'occhio al suo stile inimitabile, bensì cogliendo il lato più oscuro e blues delle sue interpretazioni. In questo la Wilson è straordinaria ad entrare con cautela dentro le canzoni, come aspettando di vedere come si evolve la chimica tra i musicisti, riuscendo tuttavia a dare tinte nuove ad alcuni indimenticabili strandard dell'american songbook.
Le prime due tracce - “Don't Explain” e “Billie's Blues” - catturano l'essenza del disco con atmosfere intense e fumose, blues-rock astratto che ben si sposa con la classica torch song. Nella quasi irriconoscibile “Crazy he calls me” la band entra con un tiro blues come se fossero a delle prove di un concerto, con il risultato di aumentare quel senso di precarietà. Il disco va avanti tra ballad e pezzi blues carichi di tensione e pathos (“Good Morning Heartache”, “What a moonlight can do”) e solari aperture melodiche (“You go to my head”), straordinarie riletture à la Van Dyke Parks di strandard (“The way you look tonight”) e cavalcate rock (il finale di “Strange Fruit”).






A chiudere l'unica composizione originale del disco “Last song (for Lester)” scritto dalla Wilson e che ricorda l'episodio in cui i parenti di Lester Young proibirono alla Holiday di cantare al funerale del sassofonista, per lungo tempo compagno della cantante jazz.
“Coming forth by day” è un disco che per intensità e intenzione ricorda in parte i lavori monografici di Hal Wilner (ad esempio quelli dedicati a Charlie Mingus e Thelonious Monk) ma senza gli intellettualismi snobistici, e anche l'ultimo lavoro di Marianne Faithfull. Un disco tributo a Billie Holliday privo però di tutti quei manierismi calligrafici che caratterizzano spesso questi lavori.
Ci piacerebbe molto vederlo eseguito dal vivo con lo stesso gruppo di musicisti.
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