«MUSICISMO - Parix» la recensione di Rockol

Parix - MUSICISMO - la recensione

Recensione del 20 ott 2014 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

Avete mai passato una serata saltando di link in link su Internet? Probabilmente sì, e forse dedicando tutto il tempo alla musica. E' in una serata così che ho conosciuto Parix. Difficilmente la colonna di alternative che YouTube mi propone per il brano successivo resiste alla tagliola dell'ascolto integrale. La vita è troppo breve per perdere tempo con cantanti che hanno inspiegabilmente trovato una etichetta o i soldi per vestire con un video una accozzaglia di note inutili. Poi però succede l'eccezione, il brano che ti colpisce al primo ascolto, quello oggettivamente ostico. Il cantante per cui clicchi anche il tasto replay una, due, tre volte. A quel punto rimane da togliersi un ultimo dubbio. Il pezzo che piace tanto è il colpo di fortuna dell'artista, il tiro da centrocampo che finisce nell'angolino, i 5 minuti di illuminazione in mezzo a una produzione anonima o siamo di fronte ad un talento vero? Parix a mio avviso rientra nella seconda categoria.

Come la (brutta) copertina del disco suggerisce, stiamo parlando di un polistrumentista. Un Lenny Kravitz in salsa bolognese, di quelli che vogliono fare tutto loro e in “Musicismo” non una sola nota è stata suonata da altri, non una parola è scritta da altre penne. Solo Shablo, noto beatmaker italoargentino che lo ha scoperto tre anni fa ascoltando dei provini in inglese ha accesso stabilmente allo scrigno musicale di questo ragazzo cresciuto musicalmente a Londra. Lo stesso Shablo, da quel momento, oltre a lavorare ai suoni dei pezzi di Parix lo ha fatto conoscere a molti dei più grossi nomi della scena Hip Hop italiana. Fabri Fibra gli ha fatto aprire i suoi concerti, Ensi lo ha elogiato pubblicamente definendolo “il mio nuovo cantante italiano preferito”, Fritz da Cat e Bassi Maestro hanno collaborato ad alcuni pezzi.
Ma Parix, pur facendo buon uso della metrica, non è un rapper, sfugge a definizioni precise perchè spazia e si sazia nelle sette note con scelte onnivore. Recuperate due dei video estratti dal disco “Dimmi perchè” e “Soffrire con stile" (rielaborazione di un brano originariamente nato in lingua inglese) e faticherete a trovare punti di contatto. Varietà che prosegue traccia dopo traccia, cosa di cui Parix è orgogliosamente consapevole. Un lavoro sognato e realizzato nella solitudine del suo home studio, di notte, alternandosi alla chitarra, alla batteria, al basso e, ovviamente, al microfono.



Ma se proprio volessimo giocare alle somiglianze, qual è un nome a cui è possibile associarlo? Personalmente dico Coez, un altro bravissimo a passare con disinvoltura dal rap al cantato e che fin qui ha raccolto meno di quanto probabilmente merita. “Musicismo” è un album d'esordio da ascoltare senza perdere tempo in ricerche di inutili etichette di genere. Nei testi c'è qualche peccato di gioventù (tipo la centesima rima della scena hip hop su Schettino e la Costa Concordia...) e non tutto è eccelso. “So che lo sai” è roba da boy band ma “Dimmi perché” flirta felicemente con le mie orecchie da giorni, “Un uomo nuovo” ha pezzi che sembrano una filastrocca ma “Dentro al cerchio” ha un lavoro sulle voci che piacerebbe ad un fan dei Queen. Buona la prima quindi, confidando che il mercato gli dia attenzione e la possibilità di coltivare il suo sogno uniformando verso l'alto la qualità della sua musica.
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