Recensioni / 12 set 1999

Nomadi - SOS CON RABBIA E CON AMORE - la recensione

SOS CON RABBIA E CON AMORE
Cgd East/West (CD)
Se è vero che i Nomadi – dalla scomparsa di Augusto Daolio e Dante Pergreffi - ci avevano abituato all’idea di una formazione ‘aperta’, che portasse avanti il nome e l’idea del gruppo a prescindere dai musicisti, è anche vero che nella nuova e più recente formazione – Beppe Carletti (tastiere), Cico Falzone (chitarre), Daniele Campani (batteria), Danilo Sacco (voce e chitarra), Massimo Vecchi (basso), Sergio Reggioli (percussioni e violino) - il gruppo deve sentirsi veramente in forma, se ha deciso di incidere un album composto di vecchie canzoni. In definitiva “SOS con rabbia e con amore” è come un nuovo disco dei Nomadi, ma fatto di canzoni vecchie, della serie: “se fossero uscite oggi, suonerebbero così”. Va detto che, a onor di cronaca, le canzoni scelte per questo album si raccordano perfettamente con la più recente produzione del gruppo, almeno per quanto riguarda gli intenti e i contenuti musicali: risalta però maggiormente, rispetto agli ultimi dischi di studio (“La settima onda”, “Lungo le vie del vento”) una maggiore asciuttezza negli arrangiamenti, spesso in passato sin troppo ridondanti. Come “Una storia da raccontare” aveva già lasciato ad intendere, il gruppo punta adesso su un’essenzialità più rock, ed ha buon gioco nel riproporre tanti classici come “Io vagabondo”, “Dio è morto”, “Atomica cinese”, “Utopia”, “Voglio ridere”, “Ti voglio” (quest’ultima la cover di “I want you” di Bob Dylan). Influenze world arricchiscono le sonorità di brani come “Tu che farai”, suoni provenienti dai mille e un viaggio compiuti dalla formazione emiliana. Sì, perché l’altro aspetto fondamentale di questo disco, esaurita la trattazione di quello musicale, è l’obiettivo di ricordare al pubblico l’incessante attività umanitaria svolta in questi anni dal gruppo: un booklet di 40 pagine interno al cd ricorda le tappe del lungo viaggio dei Nomadi, iniziato in Sudamerica e proseguito poi in Palestina, Tibet, Cuba, le terre dei Nativi Americani Lakota, il Chiapas, l’Albania. In ognuno di questi posti i Nomadi hanno portato la propria presenza, il proprio messaggio di speranza e di solidarietà, le proprie canzoni: umilmente, senza strepiti o operazione blitz, ma anzi, lavorando spesso a lungo, nell’ombra, giorno dopo giorno. Questo disco vuole essere un modo per ricordare - con amore e con rabbia – tutti i viaggi fatti e le emozioni scambiate, e quelli che bisognerà ancora fare per quanti credono «ancora che un semplice gesto possa migliorare il mondo e noi stessi».