«YOU, MY BABY & I - Alex Gopher» la recensione di Rockol

Alex Gopher - YOU, MY BABY & I - la recensione

Recensione del 11 set 1999

La recensione

Al di là del fatto che Alex Gopher sia stato, all’inizio dell’avventura Air, compagno di band di Nicolas Godin e JB Dunckel, ciò che lo lega in modo più consistente ai suoi due fortunati amici è la propensione a quello “spazio” dove Air hanno architettato il loro “safari astrale”. Gopher infatti, così come gli Air, in questo disco, grazie a un lavoro costante di rarefazione dei suoni, di riverbero dub delle ritmiche e di manipolazione digitale di voci e melodie, sembra voler creare quel vuoto pneumatico da “moon safari” che Air hanno messo in pratica nel loro disco d’esordio. Questo non vuol dire che Alex Gopher stia cercando, visto il successo avuto da Nicolas e JB, di emulare gli Air, raffazzonando una clonazione istantanea. Non è così perché Alex si muove in un raggio d’azione completamente diverso. Se infatti Nicolas e JB, dopo “Modular” hanno virato verso il pop, Alex, senza dimenticarsi la nu house confezionata qualche tempo fa con Etienne De Crecy (nel bellissimo Superdiscount) pensa musica con in testa, sempre, in ogni momento, il funk. Dimostrazione di questa affezione al funk sono il basso “slappato” di “Time” che si va ad incastrare nella progressione trip hop venata di psichedelia, la disco funk di “061098”, il groove “afrodelico” di “Consolidated” (un omaggio ideale a “My life in the bush of ghosts” di Byrne ed Eno) e la funkadelia al rallentatore di “The child”, il pezzo più riuscito dell’album. Il risultato finale, addizione dei suddetti brani, è space funk, pensato secondo i dettami della musica elettronica moderna ma con nel cuore la lezione di George Clinton (sicuramente uno degli eroi di Gopher) e dei suoi Funkadelic e nella testa lo slogan preferito di Sun Ra: space is the place.
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