«ROCK STEADY - Ensi» la recensione di Rockol

Ensi - ROCK STEADY - la recensione

Recensione del 06 set 2014 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

Nell'ultimo mese, il viso rotondo di Ensi è apparso praticamente su ogni media nazionale mi sia capitato di incrociare, spazi che nel rap, solo fino a qualche anno fa, avrebbero guadagnato a fatica giusto gli Articolo 31 post “Tranqui Funky” o Fabri Fibra in era “Applausi per”.
Nel ribadire che il rap si sia conquistato vetrine discografiche in passato destinate ad altri generi si dice un’ovvietà,: il successo di Fedez, Emis Killa e Club Dogo, giusto per citare i primi tre pesi massimi della scena che mi vengono in mente, ha portato anche etichette precedentente poco attente alla scena rap a mettere sotto contratto rappresentanti della metrica italiana. La corsa a recuperare il terreno perduto non è semplice - giusto per restare in casa Warner Inoki, anni fa, non riuscì a stare a livello dell'onda di Fibra o del Mondo Marcio di “Dentro la scatola” tornando successivamente alla scena underground; il passaggio da indipendenti a major ormai non viene perdonato giusto da 4 gatti irriducibili che assomigliano sempre di più ai giapponesi che combattevano fuori tempo massimo la seconda guerra mondiale nascosti nella giungla. Una battaglia di retroguardia anche perché sono lontani i tempi in cui i colletti bianchi della discografia cercavano di condizionare e censurare i contenuti delle composizioni rap (In materia ascoltarsi “S.a.i.c.” di Bassi Maestro).
In questo scenario si guadagna potenziale palcoscenico e produzioni dai suoni più curati. Succede quindi che un indiscusso re del freestyle diventi un pezzo pregiato anche per progetti dove c’è ben poco di improvvisato (nessun esperimento alla “Mixtape Roulette”, tanto per capirsi con chi segue da anni il rapper torinese). In realtà Jari Vella da anni dimostra di saper lavorare più che egregiamente anche in sala di incisione, non solo sui palchi a colpi di improvvisazioni rap. Aperta e chiusa la veloce parentesi con la Tanta Roba (etichetta del Dogo Guè Pequeno, che ha visto un solo album dell’artista piemontese, “Era tutto un sogno”. andato in termini di vendite forse meno bene di quanto ci si potesse aspettare), Ensi approda ora insieme al fratello Raige alla Warner per giocarsi al meglio tutte le sue carte da potenziale peso massimo del rap tricolore.
Questo disco di 11 tracce (poche rispetto alla tradizione rap) gira intorno a poche cose, essenzialmente due, la scena rap e i sentimenti, e alcuni pezzi sembrano quasi il proseguimento del precedente. Il disco si apre con “Rispetto di tutti paura di nessuno” secondo singolo e primo brano dell’album dedicato a riflessioni sulla scena rap, il finale è incisivo “E sto ancora cercando un pazzo che mi dissa”, nostalgia delle battle nelle quali si è sempre distinto? “Change” è invece il pezzo che ha fatto da apripista al disco, un invito a non accontentarsi e ad inseguire i propri sogni, il ritornello cantato è affidato a Patrick Benifei (Casino Royale/ Bluebeaters). “Eroi” ha il primo featuring femminile affidato a Julia Lenti (già presente nell’album precedente nel brano “Quello che voglio”) la cui voce entra forse un po’ troppo prepotentemente nel ritornello soul. “Rocky e Adriana” è un pezzo dedicato alla sua compagna, al suo esserci sempre stata. Il brano contiene anche la citazione di una strofa di “Che notte” di Fred Buscaglione. “L’alternativa” ritorna sul tema della scena rap, il testo è centrato ma è penalizzato da una base pseudo raffinata molto piatta. A risvegliarci dal torpore dei precedenti suoni arriva la potente “Rock Steady”, che da titolo all’album ed è forze il pezzo più efficace dell’intero lavoro. Base, ritmo e metriche ricordano uno storico brano di Ensi “Numero uno”(recuperatelo). Un po’ di sano autocompiacimento in “Juggernaut” mentre “Stratocaster” vede il primo e ultimo feat del disco con al microfono colleghi di rima del nostro. Noyz Narcos e Salmo il cui stile aggressivo quanto quello di Ensi caratterizza il pezzo. Ritorno alla melodia in “Vip” che viene impreziosita dalla splendida voce di Y’akoto soul singer tedesca di origine ghanese (ricorda solo a me la voce di Adele?). “Se non con te”(con Andrea D’Alessio) e “Non è un addio” chiudono l’album.




Difficile pronosticare per questo album un botto commerciale alla Fedez. Manca infatti una certa freschezza, aria di novità o una potenziale hit devastante. Ensi percorre con sicurezza terreni già suoi, lo fa bene, chiude da sempre barre interessanti ma tende a non avventurarsi, sperimenta poco e finisce col ripetersi. Per dirla con le parole del collega Marracash “Cambia il beat sotto ma è sempre lo stesso pezzo”. Ensi ha più talento del 95% dei rapper dello stivale: da un potenziale fuoriclasse (spesso anche autocelebratosi come tale in uno dei più abusati clichè del genere) si pretende di più, il colpo da campione, l’idea che alza l’asticella. Affinchè “Numero uno” non rimanga semplicemente una canzone.
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