«SIGNIFICANT OTHER - Limp Bizkit» la recensione di Rockol

Limp Bizkit - SIGNIFICANT OTHER - la recensione

Recensione del 09 set 1999

La recensione

«E’ soltanto una di quelle mattine in cui non vorresti mai doverti svegliare, tutto è una merda e chiunque ti sta sul cazzo, non sai neanche perché ma ti senti giustificato a staccare la testa dal collo a qualcuno. Nessun contatto umano e se ce l’hai stai già contrattando la tua vita, la cosa migliore è starne fuori, figlio di puttana». E’ l’inizio di “Break stuff”, secondo singolo tratto dall’album dei Limp Bizkit e significativo sample, se non dei loro testi, dei loro stati d’animo. La società gli fa alquanto schifo – e fin qui… - e l’unico modo per farsi sentire è quello di fare una musica superloud, che se ne fotta di tutto e di tutti, tranne che del pubblico. Sono bravi i Limp Bizkit, bravi a mescolare sapientemente gli elementi musicali che possono farli sfondare ovunque (cosa che di fatto è successa): prendete i Beastie Boys, fateli schiaffeggiare dai Public Enemy, pompateli duro a botte di riff di chitarra trash-metal modello Pantera, correggeteli con le atmosfere languido-sataniche dei Metallica, buttateci dentro un po’ di Rage Against The Machine e condite il tutto con un pizzico di Red Hot Chili Peppers. Ecco servito il perfetto cocktail alternative made in USA. La casta e puritana America, si sa, adora prodotti come questo, ‘antagonisti’ in modo ortodosso, capaci di scatenare il pogo sotto palco e di non chiedere nessun tipo di impegno che non sia quello di tirare testate (e di evitare quelle degli altri). Rock’n’roll puro, insomma, niente di male, con qualche tocco prezioso, come la produzione di DJ Premier (Gang Starr) nel brano “N 2 gether now” (terzo estratto dall’album) che imparentela bene i riff del gruppo con l’intramontabile beat dell’hip hop, quella di Terry Date (Pantera, White Zombie) e il lavoro al mixer dell’onnipresente Brendan O’Brien (in una parola, il grunge, già con Pearl Jam e Stone Temple Pilots). Tra gli ospiti che performano su disco, invece, ci sono Method Man (Wu-Tang Clan), Jonathan Davis (Korn) e Scott Weiland (Stone Temple Pilots). Esilarante, poi, l’interludio costituito da una tirata del VJ di MTV Matt Pinfield, che lancia i suoi strali contro l’attuale – e poco coraggiosa – scena rock. I testi sono in gran parte incentrati sulle relazioni tra i due sessi, come sembra suggerire il titolo dell’album, ma non mancano tirate più generali e sociali, come quella in apertura di recensione. Piacevole, duro al punto giusto e folle quanto basta, “Significant other” è un album che fa del connubio rumore/melodia il proprio punto di forza, rischiando di poter piacere a tutti. E ribadendo un nuovo ‘marchio forte’ sul mercato, quello dei Limp Bizkit.
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