«TROUBLE IN PARADISE - La Roux» la recensione di Rockol

La Roux - TROUBLE IN PARADISE - la recensione

Recensione del 30 lug 2014 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Dove eravamo rimasti? Ah, giusto: era il 2009 e i La Roux, duo composto dalla cantante Elly Jackson e dal produttore Ben Langmaid, forti del successo riscosso in UK con un paio di singoli, avevano appena pubblicato il loro primo album in studio, dal titolo eponimo (che tra le altre cose, nel 2011, ha ricevuto anche un Grammy Awards come "Best electronic/Dance album"). E poi, cos'è successo? E poi niente, è successo che nel bel mezzo del tour di supporto a "La Roux" Elly Jackson è sprofondata in un profondo periodo di crisi e di riflessione in cui ha cominciato a sentirsi insicura di sé, capendo di non essere veramente pronta per il successo (come ha dichiarato lei stessa in una recente intervista). Annullate tutte le date della parte finale della tournée, Elly Jackson è tornata dunque in studio di registrazione per lavorare sul nuovo materiale, su quello - cioè - che sarebbe diventato "Trouble in Paradise", e per curare l'ultimo volume del progetto "Sidetracked" (che ha riunito, in un unico disco, gruppi come i Tears for Fears, I Blame Coco e Fox the Fox, solo per citarne alcuni).
Come un fulmine a ciel sereno, poi, è arrivata la fine del sodalizio artistico che legava la cantante a Ben Langmaid, l'altra metà dei La Roux, che aveva già scritto e prodotto alcuni dei brani confluiti all'interno di "Trouble in Paradise"; a Langmaid è subentrato, a treno già in corsa, Ian Sherwin (che ha all'attivo collaborazioni con John Newman e con il duo house dei B.E.D., composto dal musicista giapponese Gota Yashiki e dal produttore inglese James Wiltshire), che insieme a Elly Jackson ha portato a termine le lavorazioni di questo secondo album in studio dei La Roux (che, a pensarci bene, dopo la rottura con Ben Langmaid è diventato il vero e proprio nome d'arte della Jackson).

Il disco, che arriva a ben cinque anni di distanza dal precedente, contiene nove brani, alcuni dei quali (come nel caso di "Sexotheque") già presentati dal vivo in occasione della partecipazione di Elly Jackson al Coachella 2013; la pubblicazione di "Trouble in Paradise" è stata preceduta da quella di "Let me down gently" (pubblicata su SoundCloud), di "Uptight downtown" (scelta come primo singolo ufficiale) e di "Tropical chancer". Per questo lavoro, come lei stessa ha dichiarato, Elly Jackson si è ispirata alle sonorità proposte, nei loro album, dai Tom Tom Club (il gruppo musicale new wave fondato negli anni '80, come progetto parallelo dei Talking Heads, dai coniugi Tina Weymouth e Chris Frantz) e da Grace Jones (che ha fatto della miscela tra la disco-music e il reggae il punto di forza della sua carriera). Questo, almeno, nella teoria. Nella pratica, invece, quello che emerge dall'ascolto di "Trouble in Paradise" è l'impressione che Elly Jackson si sia un po' allontanata dalle sonorità molto synthpop e molto anni '80 di "La Roux", di cui in questo nuovo album in studio rimangono solamente dei leggeri residui. A dominare, nel complesso, sembra essere infatti un gusto più orientato verso la musica funky (un influsso determinante potrebbe essere stato apportato dai Daft Punk e dalla loro ripresa del genere in parte di "Random access memories"): il tutto già a partire dai due brani posti all'inizio di "Trouble in Paradise", "Uptight downtown" e "Kiss and not tell" (in cui a dominare sono i cori del ritornello e le chitarre - il cui suono, sebbene fuso con quello dei sintetizzatori e degli altri strumenti elettronici, riesce comunque ad essere ben percepito). Senza dimenticare "Sexotheque" (un brano dalle atmosfere vivaci e sbarazzine) e "Tropical chancer" (in cui l'influenza della musica funky raggiunge il suo apogeo).
Parlavamo di "leggeri residui" delle sonorità synthpop e marcatamente anni '80 già proposte con "La Roux": in linea di continuità con il precedente album in studio del duo (ormai non più duo) si pongono "Cruel sexuality" e "Let me down gently", due brani entrambi caratterizzati da arrangiamenti che creano una dimensione musicale eterea e sospesa. Discorso a parte meritano "Paradise is you" (in cui c'è spazio anche per un pianoforte e per quelli che hanno tutta l'aria di essere degli archi) e "Silent partner"; quest'ultima, in particolar modo, è una canzone le cui sonorità si allontanano sia dal synthpop sia dalla musica funky, più vicina al pop senza pretese di fine anni '90 e inizio anni 2000.
In conclusione, anche essendo leggermente inferiore - qualitativamente parlando - rispetto al precedente "La Roux" (che era caratterizzato da una maggiore freschezza e da una maggiore eccentricità), questo "Trouble in Paradise" non delude affatto; in cinque lunghissimi anni Elly Jackson ha saputo dare alla luce (prima con l'aiuto di Langmaid, poi con il sostegno di Sherwin) un album ben scritto, ben prodotto e ben mixato. Anche se, proprio in virtù dei cinque lunghi anni di lavorazione, dal risultato finale era lecito aspettarsi qualcosa in più.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.