«IO NON HO FINITO - Niccolò Agliardi» la recensione di Rockol

Niccolò Agliardi - IO NON HO FINITO - la recensione

Recensione del 31 mag 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Vedi, c’è chi mi dice che sono troppo pop, c’è chi dice che sono troppo indie”: così si confidò Niccolò Agliardi, quando venne recentemente in redazione per un Live@Rockol. Non è ne pop né indie - è semplicemente un bravo cantautore - e questo disco lo dimostra.
“Cantautore”: una parola abusata. Agliardi si è fatto conoscere soprattutto come autore, negli ultimi anni - scrivendo per Laura Pausini, Emma e tanti altri. Ma canta, eccome se canta. "Io non ho finito”, è il suo quarto album di studio, e arriva dopo “Braccialetti rossi”, serie di cui Niccolò è stato direttore musicale, autore e compositore della colonna sonora, scrivendo il brano "Io non ho finito" che poi è stato scelto anche come title-track di questo album. Album inciso già a fine 2012 con la band The Hills (Max Elli, Andrea Torresani, Francesco Lazzari e i fratelli Giacomo e Tommaso Ruggeri) e prodotto da Pietro Cantarelli. Messo da parte per il successo della serie, è stato terminato poco dopo.

Ecco, l’altra cosa che Niccolò ci ha sottolineato è l’importanza della band - che spiega quella (apparente) contraddizione di percezione citata all’inizio. Da un lato la musica di Niccolò è pop, nel senso migliore del termine: melodica, entrarci è facile, ti rimane subito addosso. Ma dall’altro lato la presenza della band sposta spesso verso un versante più rock (il crescendo alla Coldplay di “Atti mancanti”, la chitarra elettrica di “Soltanto il vero”, che poi termina in un bel duetto con Emis Killa, tanto per citare un paio di esempi). Ma la musica di Niccolò ha un doppio fondo: è dritta, melodica. Ma la sua scrittura, soprattutto quella delle parole, ha una profondità che spesso non c’è in chi scrive canzoni così dirette. Basta prendere “Io non ho finito”, con quel "Uoo-oh-oh, uoo-oh-oh" da cantare in coro spensieratamente, che si unisce poi al racconto della storia di chi lotta, come i ragazzi malati della serie.

Insomma, “Io non ho finito” è troppo pop per mettere Niccolò tra i vari Brunori, Dente, Luci Della Centrale Elettrica. Ed è troppo rock, con un suono “da band” per collocarlo tra gli interpreti per cui spesso Niccolò scrive.
Ecco, forse questa contraddizione (apparente, lo ripetiamo), è ciò che rende interessante la musica di Agliardi e questo disco. Alla fine, chi se ne frega se è pop o indie. E’ buona musica, e questo basta.
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