«O-ISSA - Enzo Avitabile» la recensione di Rockol

Enzo Avitabile - O-ISSA - la recensione

Recensione del 01 set 1999

La recensione

Non c’è che dire, ad alcuni artisti il passare del tempo fa soltanto bene: è il caso di Enzo Avitabile, che ormai da qualche anno, complice il supporto dell’etichetta ‘sudista’ CNI, prosegue il suo viatico world music imparentandolo di volta in volta alle influenze musicali che gli sembrano più adatte. I suoi dischi spaziano così dal soul al funky, dalla dance computerizzata all’hip hop, dall’utilizzo del napoletano a quello, altrettanto potente e suggestivo, dell’africano di Mory Kante, chiamato a collaborare in questo album in due brani. Insieme li abbiamo visti presentare il singolo “Mane e mane” allo scorso Concerto del Primo Maggio, in occasione dell’uscita del singolo (parte degli introiti venivano girati all’Unicef), ma sarebbe un peccato trascurare l’uscita di questo ottimo lavoro. “O-issa” è forse il lavoro più diretto e crudo mai realizzato da Avitabile, e si porta dentro sicuramente un po’ del suo fastidio per la cosiddetta ‘società dei consumi’, sempre pronta ad omaggiare i vincenti di turno e ad allontanare, a volte con un po’ di imbarazzo, gli ex-di turno oppure i cani sciolti. E nel caso di Avitabile proprio di cane sciolto si può parlare, visto che il musicista napoletano continua a proporre una musica che viene tenuta prudenzialmente fuori dal grande circuito di diffusione. Motivi? L’idiosincrasia tutta nostrana (e in parte filostatunitense) per tutto ciò che abbia un suono non specificamente omologato all’FM, fatto di strofe, ritornelli cantabili, italiano comprensibile e facilità di memorizzazione. Secondo poi, e viene da pensarlo, anche per i contenuti ‘scomodi’ che animano canzoni come queste, e che costringerebbero il dj di turno ad improbabili excursus socio-politici che risaputamente abbassano il tasso di euforia dell’utente radiofonico medio, già alle prese con i suoi di problemi, per mettersi anche ad ascoltare cosa succede in un quartiere alla periferia di Napoli. Eh sì, perché “O-issa” è un album ambientato in quel tratto di territorio che separa (o unisce, dipende dai punti di vista) i Colli Aminei (il quartiere di Napoli in cui vive Avitabile) e Scampia, terra di nessuno nell’hinterland partenopeo, asilo di extracomunitari, spacciatori, emarginati. Una metropolitana (“linea collinare”) unisce i due posti, la cui vita è raccontata da Avitabile nelle canzoni di questo lavoro, nel migliore stile hip hop, quasi cioè come una radio aperta su quel mondo, una CNN degli emarginati – per recuperare la definizione di Chuck D sul rap – soltanto molto più vera e meno pietosa di CNN. Il linguaggio è crudo, le ritmiche martellanti, il suono caldo e coinvolgente: quasi incomprensibili i testi, per chi è nato a nord di Firenze, ma come dice Avitabile in “Tropp’”: «io sarò volgare/parlerò in dialetto/ma chi non mi capisce s’abbandonasse ‘o ritmo/pecché ‘o ritmo va oltre ‘e parole/ e ‘o munno è uno solo e uno solo è ‘o suono/ ‘a verità è ‘a verità e s’ha da dicere comme uno ‘a sente/e je quanno penso nun penso in inglese o in italiano/ma napulitano sulamente». Basta lasciarsi prendere dal groove, da questo ritmo lento e ipnotico che sa tanto d’Africa che di dub, per comprendere fino in fondo “O-issa” e per apprezzarlo come merita. Un’ultima citazione per i Nidi D’Arac, presenti in un brano (“Musica ‘e scantinato”).
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