«WHITE WOMEN - Chromeo» la recensione di Rockol

Chromeo - WHITE WOMEN - la recensione

Recensione del 22 mag 2014 a cura di Michele Boroni

La recensione

Era da un anno che aspettavo il nuovo disco dei Chromeo, precisamente dopo il terzo ascolto di “Random Access Memories”: superata l'evidente sorpresa dei suoni retromaniaci della coppia dei dj parigini mi chiesi cosa mi ricordasse quel suono che riprendeva le atmosfere dance fine '70 e vocoder, smooth AOR della costa ovest e sapiente semplicità compositiva. La risposta esatta era proprio il duo canadese, che da una decina di anni si muove con destrezza in questo territorio.
“White Women” è il loro quarto disco e non si discosta dalla loro produzione classica: divertente retro-funk dai testi ironici e monotematici (donne, donne e ancora donne), prodotto e suonato egregiamente.
Pur non essendo i Chromeo particolarmente popolari o rilevanti nella scena pop, da qualche anno tutti si sono messi a imitarli. Per questo “Jealous (I ain't with it)” la canzone che apre il disco può ricordare i venerdì notte di Katy Perry, oppure la chitarrina di “Over your Shoulder” quella del redivivo Nile Rodgers e chissà quante altri riferimenti a Pharrell (“Hard to say no”) o Blood Orange. Il fatto è che da circa dieci anni i Chromeo suonano queste cose e forse non tutti se ne erano accorti.
Diciamo che il loro look non particolarmente cool, il logo d'antan del nome (che ricorda quello dei terribili Boston, ma anche Commodores e mille altri gruppi del Philly sound), il talk box (quella specie di cannuccia che consente di modificare il suono di uno strumentale muovendo la bocca) e testi non propriamente sofisticati hanno sempre tenuto lontano gli ascoltatori e la critica trend setter.
Questa volta però i Chromeo hanno deciso di fare le cose sul serio: sono andati al Coachella (trovate in rete il loro set e guardate quanto sono bravi sul palco), hanno chiamato per una canozne (“Come alive”) i prezzemolini Toro Y Moi, Pat Mahoney degli LCD Soundsystem, Solange Knowles (in “Lost on the way home”, uno dei pezzi più riusciti del disco, non si sente la mancanza del suo mentore Devonté Hynes) e addirittura Ezra Koenig dei Vampire Weekend in un inutile interludio a metà disco. L'effetto hype, quindi, è garantito.
Il disco è ispirato alle opere del fotografo Helmut Newton (“White Women” era anche il titolo della sua prima raccolta di foto) e specialmente alle sue modelle. Dave 1 e P-Thugg, i due componenti dei Chromeo, hanno una vera e propria ossessione per le gambe delle donne, che sono usate anche dal vivo per sorreggere i pesanti tastieroni.
Trattasi di pura musica leggera, leggerissima, così leggera che ti sembra di avere già ascoltato mille volte (a quanti pezzi somiglia “Somethingood” o “Sexy Socialite”?) e che ascolteresti altre dieci volte senza accorgertene. Gli amanti degli anni '80 meno banali esulteranno nell'ascoltare i sapori di Hall&Oates (“Old 45s”) e il Prince d'annata (“Frequent Flyer” dedicata al Mile High Club, formato da tutti coloro che consumano in alta quota). Ma è nel pezzo che chiude il disco “Fall back 2U” dove la sintesi tra elementi kitsch – gli archi, l'assolo di sax, il talk box – e l'elettro pop è praticamente perfetto.
Dopotutto l'estate è appena iniziata.
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