«UNPLUGGED 1991 2001 - THE COMPLETE SESSIONS - R.E.M.» la recensione di Rockol

R.E.M. - UNPLUGGED 1991 2001 - THE COMPLETE SESSIONS - la recensione

Recensione del 20 mag 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

C’è stato un lungo periodo in cui tutti gli artisti di un certo peso dovevano fare un Unplugged.
"Unplugged": questa parola era diventata molto di più di uno show televisivo. Era diventato un genere musicale, ben diverso dalla semplice versione acustica per voce e chitarra, magari usata come lato B. No, l’Unplugged era la canzone riarrangiata per strumenti non elettrici, con la spina staccata appunto, ma con la band al completo, come prevedeva lo show di MTV nato nell’89.
Il fenomeno nacque nel ’91, quando MCartney, il primo grande nome a registrare lo show, decise di pubblicarlo come album - seppure con la cauta dicitura “Official bootleg”, quasi a prendere le distanze da una cosa inconsueta. Un anno dopo arrivò Clapton, che il suo “Unplugged” arrivò a vendere 10 milioni di copie: lì gli artisti capirono che era la quadratura del cerchio: visibilità sui media (MTV era all’apice della sua influenza musicale) e guadagni dalle vendite. Negli anni ci ha regalato capolavori (uno su tutti: “Unplugged in New York” dei Nirvana; il mio preferito personale è quello dei 10.000 Maniacs, ma anche quello adrenalinico dei Pearl Jam non scherza, così come quello intenso di Alanis Morrissette), cose belle e meno belle. Viene ancora prodotto sporadicamente (Miley Cyrus ne ha registrato uno pochi mesi fa), anche se non ha più la stessa importanza.
Un lungo preambolo per introdurre la pubblicazione dell”Unplugged dei R.E.M.. Anzi “degli”, perché la Stipe & Co sono stati gli unici ad registrarlo 2 volte, nel ’91 e nel 2001, rispettivamente dopo “Out of time” e dopo “Reveal”. Uscito in versione limitata in vinile per il Record Store Day un mese fa, arriva in CD e digitale normale in questi giorni (in Italia esce il 27, in America esce oggi).

Quasi non ci si crede, ma “Unplugged - the complete sessions” è la prima vera pubblicazione postuma della band dopo il suo scioglimento del 2011. Non ci si crede perché si, pense alla raccolta uscita subito dopo, alla ristampe (l'ultima: “Green” con annesso live dell’89). E invece “Unplugged” è la prima pubblicazione a sé stante dagli archivi della band - che si vogliono usare con continuità, ma anche con cautela.
E che pubblicazione: il lato più intimista e un po’ malinconico dei R.E.M., quello che ha portato la band al successo nel ’91 con “Out of time”, ossatura del primo show. In questa formazione (che comprendeva anche Peter Holsapple dei dB’s) passarono anche a Milano per un concerto che andò in onda su Videomusic. La versione di MTV venne invece incisa in America e comprende 17 canzoni - ovvero quasi tutto quello che venne registrato e diversi brani mai andati in onda. Una versione da brividi di “Fall on me”, una stupenda “It’s the end of the world” rallentata e meno caotica, pezzi minori ma non meno belli (“Low”, “Belong” e “Fretless” quest’ultima uscita come b-side e nella colonna sonora di un film di Wim Wenders). Tutto chitarre, chitarrine, mandolini e armonie vocali - quelle di Mike Mills, patrimonio dell’umanità, come mi disse una volta un amico. E c’è quella “Love is all around” dei Troggs, che di lì a poco sarebbe diventata un successo mondiale per i Wet Wet Wet, che la incisero per la colonna sonora di “Quattro matrimoni e un funerale” ispirati proprio dai R.E.M..

Poi c’è quello del 2001 - qua ammetto di essere un po’ parziale - più del solito sui R.E.M.-, perché l’ho visto di persona negli Stati Uniti (qua c’è un racconto molto personale di quel concerto). Un album come “Reveal”, che in una discografia enorme sembra (e sottolineo sembra) minore.
Con “Out of time”, "Reveal" condivide la malinconia solare, trasformata in un altro concerto da brividi. L’unica canzone ripetuta è, inevitabilmente, “Losing my religion”, la formazione è allargata (con Scott McCaughey, Ken Stringfellow e Joey Waronker alla batteria, al posto di Bill Berry, che nel frattempo se n’era andato). E altre 16 versioni serenamente intimiste, a partire da quella “Country feedback” che ad un certo punto diventa “Like a rolling stone” di Dylan - o versioni iperminimali di “The one I love” e “So. Central rain”; altri brani minori che vengono rivalutati, su tutte “I’ll take the rain”, ballata di una bellezza disarmante. All’appello manca solo una bella versione acustica di “The great beyond”, che chiuse il concerto ma che probabilmente non è stata inclusa per questioni di spazio.

Questa versione dei R.E.M., più intimista, malinconica (piagnona, diranno i detrattori) ha dominato la fase centrale della carriera, dal '91 a metà degli anni zero. I R.E.M. non erano solo questa cosa - sono nati dal pop-rock (più rock che pop) e hanno chiuso con il pop-rock (più pop che rock). Ma questo "Unplugged" è un doppio ritratto della loro maturità. Vale a dire un ritratto della maturità di una delle migliori band degli ultimi 30 anni - che siate fan o meno del gruppo, vale ben più di un ascolto.
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