«SAUDADE - Thievery Corporation» la recensione di Rockol

Thievery Corporation - SAUDADE - la recensione

Recensione del 01 apr 2014 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Non ci sono molti progetti che possano vantare la carriera che hanno alle spalle i Thievery Corporation. Un duo, quello formato da Rob Garza ed Eric Hilton, che dall'inusuale base (per dei musicisti) di Washington, è riuscita a creare un proprio marchio di fabbrica, diventando nei primi anni Duemila uno dei capostipiti della scena downtempo insieme a gente come Kruder & Dorfmeister, Tosca, Zero7 e Fila Brazilia. E che ha dato alle stampe un album come “The richest man in Babylon”: un concentrato di elettronica, dub, world music da brividi con due brani di altissimo livello cantati da Emiliana Torrini ed un booklet fotografico che già da solo valeva l'acquisto del supporto fisico.
Ma quando un genere gode di un hype così elevato e si è identificati in modo così marcato con quel tipo di musica, non è facile resistere al tempo: alcuni dei nomi sopracitati non sono più in circolazione, sono in giro con progetti paralleli o non se la passano un granché bene.
“Radio retaliation” del 2008 era un disco che se la cavava ancora egregiamente (un concept dub-electro-reggae contro la disinformazione della stampa americana), ma già con “Culture of fear” le cose hanno iniziato un po' ad incrinarsi per i TC, con un lavoro senza infamia (qualche buona virata funk) e senza lode (poche idee davvero efficaci).
E purtroppo le cose non migliorano molto con “Saudade” che, come si evince dal titolo, è incentrato sulla rivisitazione di atmosfere bossanova, che già in passato Garza e Hilton avevano esplorato, ma non con un intero disco.
Il risultato è (pur)troppo debole: il difetto peggiore è che sembra un lavoro nato a tavolino e senz'anima (a differenza ad esempio del citato “Radio retaliation”, che pur non offrendo nulla di nuovo dava la sensazione di essere stato fatto col cuore e da un'esigenza di comunicazione) ed un'impostazione troppo statica e ripetitiva dei pezzi: leggero tappeto downtempo, suoni che spaziano tra bossanova e world music e voce femminile che canta in portoghese, spagnolo, francese e inglese. E se le variazioni sul tema sono di poco peso (sentite il testo, per dire) come in “Sola in città”, unico brano in italiano del disco, è davvero difficile fare la differenza.
Spiace, perchè da queste parti i Thievery Corporation hanno dato tanto, ma questa volta non si può promuovere il lavoro del duo di Washington, che probabilmente sarà ancora di gradimento nei cocktail-bar da passerella o per i fan più sfegatati, ma difficilmente verrà apprezzato da chi si aspetta da loro qualcosa di più del compitino.
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