«L'AMORE FIN CHE DURA - Non Voglio Che Clara» la recensione di Rockol

Non Voglio Che Clara - L'AMORE FIN CHE DURA - la recensione

Recensione del 20 gen 2014 a cura di Mattia Marzi

La recensione






 I Non voglio che Clara tornano sulle scene, a quattro anni di distanza dalla pubblicazione del loro terzo album "Dei cani", con "L'amore fin che dura". Si tratta del primo album della band capitanata da Fabio De Min inciso senza Matteo Visigalli e Stefano Scariot, due dei quattro fondatori del gruppo, che hanno lasciato i Non voglio che Clara immediatamente dopo la pubblicazione di "Dei cani".
"L'amore fin che dura" è stato prodotto, esattamente come i precedenti lavori in studio della band veneta, da Fabio De Min (che, dopo l'abbandono di Visigalli e Scariot, è rimasto l'unico ad essere presente nella line-up dal 2000 - anno in cui la band è stata fondata) e da Giulio Ragno Favero ed è stato masterizzato da Matteo Franzan presso il Bass Department di Verona.
La sensazione che si ha ascoltando l'album, sfogliando il booklet e leggendo la sequenza delle canzoni è che l'intero progetto sia stato pensato e costruito sotto forma di un racconto della durata di trentasei minuti; un racconto che, partendo dalla pioggia iniziale del testo de "Il complotto" (traccia numero uno) prende per mano l'ascoltatore e lo guida fino all'afa estiva di cui si parla ne "La caccia" (decima ed ultima traccia). Dieci sono i capitoli che lo compongono, ovvero dieci brani tutti scritti da De Min ad eccezione de "Le anitre" e "Gli acrobati" (scritti insieme al nuovo bassista del gruppo Martino Cuman e al chitarrista Marcello Batelli) e "L'escamotage" (scritta invece con il solo Batelli), tutti accomunati dal fatto di avere un titolo costituito rigorosamente da un articolo determinativo e da un sostantivo.



Dal punto di vista musicale le canzoni contenute all'interno de "L'amore fin che dura" costituiscono un interessante pastiche che mescola tra loro alcuni degli episodi più significativi del cantautorato italiano degli ultimi trent'anni: "Il complotto", con la sua ricostruzione minuziosa di luoghi e stati d'animo mai resi con banalità (penso a frasi come "E non ti senti in vena di conquiste/mentre corri verso casa sua/con la pioggia che ti appiccica i capelli/e la testa che sembra un tagadà") ricorda il giovane Enrico Ruggeri del periodo Decibel, quello de "Le mogli" sembra un testo di Ivano Fossati cantato con in sottofondo cori à la Baustelle, l'elettronica de "Le anitre" e de "L'escamotage" richiama i migliori Bluvertigo o Subsonica mentre alcuni passaggi vocali de "La caccia" omaggiano (forse volutamente) il Franco Battiato di "Bandiera bianca".



De Min e soci prendono spunto da capisaldi della musica leggera nostrana come quelli che abbiamo citato ma non si limitano ad imitarne gli stili di composizione; più che di semplici citazioni si potrebbe parlare, a tal proposito, si suggestioni che la band veneta riece ad evocare mantenendo una propria originalità. Discorso a parte meritano "Gli acrobati", un pezzo dalle atmosfere gitane che vanta la presenza al violino di Rodrigo D'Erasmo degli Afterhours, al trombone di Alessio Castioni e alla tromba di Giordano Sartoretti, il sound acustico de "I condomini" (una canzone piano, chitarra e voce registrata - come si legge dal simpatico booklet - dal solo Fabio De Min tra "lo studio Audiogruppo di Belluno e la propria camera da letto") e "Lo zio": si tratta di tre brani che lasciano emergere non solo la personalità del suo autore, una sorta di John Updike della musica capace di descrivere con grande precisione la psicologia di personaggi (reali o immaginari che siano), ma anche quella dell'intera band, che in questi tre episodi non sembra ricercare influenze musicali ma mira piuttosto a proporre un sound tutto suo, scarno, ruvido, spogliato di ogni ornamento inutile. Come a dire: "Questi siamo noi".



Alla luce di tutto questo "L'amore fin che dura" suona come il disco che cala il sipario su quelli che sono stati i Non voglio che Clara fino ad oggi e lo rialza su quelli che saranno da adesso in poi: una band capace di unire gli schemi tradizionali del cantautorato italiano con gli influssi provenienti dall'elettronica o dalle tendenze d'oltre confine, ma capace anche di aprirsi a soluzioni nuove ed originali. Il migliore mai inciso dal gruppo dal 2000 ad oggi? Forse. Di sicuro è l'album che apre ad una nuova fase artistica della carriera della band veneta, che archivia il passato e si prepara a ripartire da qui.



TRACKLIST:

"Il complotto"
"Le mogli"
"Le anitre"
"Gli acrobati"
"La sera"
"L'escamotage"
"Lo zio"
"La bonne heure"
"I condomini"
"La caccia"
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