«JOIN THE DOTS - Toy» la recensione di Rockol

Toy - JOIN THE DOTS - la recensione

Recensione del 13 dic 2013 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Nati nel 2010 e subito inseritisi nell'interessante filone neo-psichedelico britannico, i TOY hanno attratto fin dall'inizio l'attenzione della stampa alternativa (in particolare quella inglese) con il loro primo omonimo album del 2012, raggiungendo anche buoni risultati di vendite (48esimo posto in classifica non è male per una band di questo genere). In molti li hanno spesso considerati un po' troppo ombra dei conterranei Horrors: vuoi per alcune similitudini di sound (ma neanche troppo in realtà); vuoi perchè hanno aperto numerose date per i 'fratelli maggiori'; vuoi perchè il bassista Rhys Webb li ha definiti come la band più figa del 2012.
“Join the dots” è quindi l'esame della maturità per Tom Dougall e soci ed è un lavoro che supera a pieni voti la prova.
Confermato Dan Carey come produttore, i TOY iniziano con quel brano che non ti aspetti: “Conductor” è una cavalcata strumentale di sette minuti a base di kraut e space-rock che ricorda i Can o anche i Pink Floyd di “One of these days”. Intro 'difficile' che apre invece ad un pezzo molto più pop di quanto la band inglese ci abbia mai abituato come “You won't be the same”, che insieme a “Endlessly” e “Left to wander” mostra come anche quando il gioco si fa più leggero e pop i Nostri se la sanno cavare molto bene ed è questa la grande novità che emerge dal disco.




“As we turn” è neo-psichedelia allo stato puro (difficile non sentirci dentro i Tame-Impala); “To a death unknown” e “It's been so long” rappresentano l'anima più rock e veloce del quintetto di Brighton; “Frozen atmosphere” quella più shoegaze e malinconica; mentre tra gli episodi migliori impossibile non citare la title-track e la chiusura di “Fall out of love”: sono la formula TOY elevata all'ennesima potenza, tra distorsioni, kraut e space-rock, con cambi di tempo che fanno sembrare tre pezzi in uno. Da convulsioni.
“Join the dots” ci conferma che abbiamo di fronte una band di alto livello. Oltre che con i balocchi neo-psichedelici, i giovani ragazzi inglesi stanno imparando a giocare anche con il pop: il giorno in cui faranno anche questo al 100% avranno vinto definitivamente la loro sfida. Intanto uniamo i puntini (si, ci sono cascato anche io alla facile battuta) e godiamoci il disegno sonico dei TOY.
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