«STREET FAERIE - Cree Summer» la recensione di Rockol

Cree Summer - STREET FAERIE - la recensione

Recensione del 21 lug 1999

La recensione

A vederla così, nelle foto interne del suo cd, si direbbe appena uscita dal cast teatrale di “Hair”. E di fatto qualche trascorso hippie Cree Summer ce l’ha davvero, nella sua vita. Poi è arrivato l’incontro con Lenny Kravitz e la possibilità di incidere un album in proprio, nel quale il suo talent scout suona di tutto, arrangia e produce, per la gioia dei suoi fans. «Mi ricorda me quando ero agli inizi», ha detto Kravitz, ma, in omaggio a “Let love rule”, lui sembrava molto meglio di lei. Cree Summer è un’ottima interprete, trascinante addirittura quando si trova sul palco (l’abbiamo potuto constatare di persona al recente Monza Rock Festival), ma in questo album soffre un po’ della penuria di canzoni che attanaglia come un male oscuro questo genere musicale. Lo stesso Kravitz, che pure è fenomeno a tutti gli effetti e in tutti i sensi, ha scritto per i suoi cinque album molte canzoni, ma molte, molte di meno sono, tra le sue, quelle che entreranno in qualche modo nella storia del rock: il motivo è da ricercarsi nel fatto che si tratta di una musica fortemente derivativa, in termini di ispirazione e di suono, da quanto girava negli States a cavallo tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, con ovvie e opportune correzioni di rotta. Lo stesso problema sembra avere Cree Summer, che pure sfodera qualcosa di buono; alla fine, però, non può che soccombere nel tentativo di dare corpo e anima a canzoni che sono anonime e grezze come un ciocco di legno non lavorato. Non possono non piacere, perché ci ritroviamo dentro gli elementi base del rock, non possono entusiasmare, perché questi elementi non vengono minimamente lavorati e messi in luce. E così alla fine questa terra promessa dei sentimenti intitolata “Street faerie” finisce per suonare come un album troppo lungo e a tratti anche gratuito. La stoffa di Cree Summer c’è, comunque, e questa è una certezza. Se riuscirà a prendere il predominio sul suo materiale e a volare sulle ali di dischi più leggeri piuttosto che farsi schiacciare dal “Compendio del Rock Americano” rivisto e commentato dal Prof. Lenny Kravitz, siamo sicuri che riuscirà a farsi valere per come merita.
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