«NOW WHAT?! - Deep Purple» la recensione di Rockol

Deep Purple - NOW WHAT?! - la recensione

Recensione del 01 mag 2013 a cura di Andrea Valentini

La recensione

“E adesso!?”… è una domanda legittima, nonché un titolo calzante. Specialmente se parliamo di Deep Purple e del loro diciannovesimo lavoro in studio. I motivi sono almeno due: in primis la scomparsa di Jon Lord – che ci ha lasciato lo scorso 16 luglio del 2012 – e in secondo luogo il fatto che, dopo 45 anni di leggenda, forse (e dico forse) un minimo di desiderio di prendersela comoda e di smettere con la routine degli album e dei tour promozionali, magari c’è.
Ebbene, la morte di Lord purtroppo è un evento destinato a portare contraccolpi psicologici, ma probabilmente non musicali: il tastierista, infatti, non suonava più con la band dal 2002, sostituito da Don Airey. Per quanto riguarda la stanchezza… probabilmente si fa sentire, ma dilatando un po’ i tempi – ci sono voluti otto anni per far uscire “Now what?!” – è superabile. Quindi i Deep Purple, implicitamente, rispondono alla domanda del titolo presto e bene: “E adesso!?”… “Adesso Deep Purple, come sempre”.
Tutto questo per dire, se vogliamo essere più diretti, che la band c’è – è presente a se stessa, ben oliata, lucida e ricca di quella consapevolezza tipica dei saggi e degli uomini navigati. Con “Now what ?!” la band indubbiamente non ha intenzione di spacciarci un ritorno alla giovinezza o un patetico tentativo di giocare a quelli che non invecchiano mai. Tutt'altro. L’impressione è quella di una band che ha raggiunto un equilibrio nonostante tutto: nonostante il peso della leggenda, nonostante i problemi, nonostante le perdite, nonostante la vita e nonostante il trascorrere impietoso del tempo (sapete, come per i cani e i gatti, gli anni dei rocker hanno un computo differente rispetto a quelli umani… pensate 45 anni di carriera a quanti anni regolari possono equivalere!). I Deep Purple del 2013, quindi, si presentano come rocker introspettivi, pur rievocando in maniera piuttosto convincente le atmosfere della loro era “classica”: ripropongono la loro formula con una grazia e una leggerezza magistrali. È la grazia di chi ha vissuto e perfezionato un’arte; l’esuberanza e il filo delle armi sono appannate, ma non per questo le cose da dire e la capacità di emozionare sono scomparse.



È difficile (e forse forzato) scegliere uno o più brani, vista la varietà e la sostanziale solidità di tutte le composizioni. Non saranno sorprendenti, nuove e innovative (del resto chi si aspetta queste cose dai Deep Purple nel 2013 probabilmente ha l’orologio fermo al 1969… sarà ora di cambiargli la pila o di dargli due giri di carica con la coroncina, no?), ma sono indubbiamente Deep Purple e – soprattutto – sono un omaggio, chissà quanto conscio, alla musica rock degli ultimi quattro decenni; ci si respirano il rock anni Sessanta, la psichedelia, il freakbeat, il proto-metal, l’hard dei Seventies, il pop raffinato e autoriale, la sensibilità rock neoclassica, il progressive, il rock commerciale degli anni Ottanta…
Ci sono voluti otto anni, dunque, ma il risultato è positivo. E come estremo saluto all’amico Jon Lord, la band difficilmente avrebbe potuto fare di meglio.
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