«TEARS ON TAPE - H.I.M.» la recensione di Rockol

H.I.M. - TEARS ON TAPE - la recensione

Recensione del 29 apr 2013 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Love (metal) is in the air, tonight. Già, perché Ville Valo e i suoi HIM dopo tre anni tornano con un album di inediti e non hanno perso il loro tocco. Anzi, suonano ancora freschi e, a modo loro, nuovi, pur misurandosi con un genere in cui è difficilissimo regalare emozioni nuove o – semplicemente – uscire vivi senza troppi danni.
Perché il “love metal” (così la band ha battezzato la propria musica) è un complesso intreccio di equilibri che vanno a stuzzicare l’heavy, l’hard rock, ma anche l’indie, il rock alternativo e – perché no – un certo pop/wave anni Ottanta. Insomma, i chitarroni ci sono, ma il condimento è ben variegato e potenzialmente letale, soprattutto per i veri cuori di metallo. Perché indubbiamente questo “Tears on tape” è un album ruffiano – a partire dal titolo quasi emo che evoca la depressione, le lacrime e le care vecchie cassette che tanto piacciono a hipster e retromaniaci di nicchia; e poi sono ruffiane le melodie anni Novanta, ruffiani i cantati che oscillano tra Muse e Smiths (e tutto quello che ci sta in mezzo), ruffiana la produzione massiccia (cicciotta e calda come un burrito imbottito di salse e farciture, fino a esploderti in faccia), ruffiani i testi, ruffiane le tastiere che innegabilmente richiamano il sound della più raffinata e blasonata eurodisco anni ’80...
Eppure in tutto questo – ed è il selling point più intrigante – gli HIM riescono a non lavare via la propria identità di band legata al rock più duro, con tocchi gotici pregevoli, peraltro.



I 13 brani di “Tears on tape”, insomma, non sembrano il parto di una band all’ottavo album – che potrebbe dunque , legittimamente, accusare un minimo di crisi creativa. Anzi, per quanto a tratti forse esageratamente morbidi e prodotti, risultano intriganti e piacevoli. Una volta tanto, a dispetto della ben nota sindrome della promozione che fa dire mediamente un sacco di fregnacce, Ville Valo non andava molto lontano dalla realtà quando affermava: “In pratica stiamo facendo una cosa che chiamerei ‘modern retro’. Il disco suona come Roy Orbison e i Metallica. Lo volevamo vizioso, perverso e casinista, con una certa attitudine punk rock. Ma d’altro canto cercavamo anche quel feeling ingenuo, sentimentale e sognatore alla Roy Orbison”.
Ora, quanto di Roy Orbison ci sia in “Tears on tape” potrà essere oggetto di discussioni più o meno animate nelle prossime serate primaverili; certo è che punk, ingenuità, vizio, romanticismo e metal non gli mancano, come qualità.
Aggiungono poco a quanto detto dal 1991 a oggi, gli HIM, con questo nuovo album, ma dando a Cesare quel che è di Cesare si deve riconoscere loro una continuità e una capacità non comune di non logorare la formula. Anzi, se vogliamo, probabilmente con “Tears on tape” si aggiudicheranno qualche nuovo fan in più, magari tra le file di coloro che si avvicinano a questa band per la prima volta… del resto alcuni brani sono oggettivamente accattivanti, per cui: love (metal) is in the air… e bentornati H.I.M.
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