«180 - Palma Violets» la recensione di Rockol

Palma Violets - 180 - la recensione

Recensione del 04 mar 2013 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Periodicamente ci si ritrova a parlare della 'next big thing' inglese, di una band 'lanciata' dalla stampa britannica ancora prima che questa abbia pubblicato alcunché. Questa volta è il turno dei Palma Violets, formazione originaria del sobborgo londinese di Lambeth, fondata da Sam Fryer (voce, chitarra) e Chilli Jesson (voce, basso), da molti paragonati per il loro rapporto sul palco ai Libertines di Pete Doherty e Carl Barat. Ma anche agli Arctic Monkeys, visto che come loro i Palma Violets sono riusciti a crearsi una nutrita fan base ancor prima dell'uscita del loro primo singolo. Proprio “Best of friends” ha svolto il lavoro che tutte le band sognerebbero di ottenere dal loro brano di debutto: ha attirato attorno al gruppo una fortissima attenzione mediatica e di pubblico, aggiudicandosi il premio come 'Best song of the year' per il 2012 dalla celebre rivista NME, ha portato i Palma ad essere inseriti nella lista dei Sounds of 2013 della BBC, indicatore delle tendenze dell'anno, ed ha consentito loro di essere invitati alla famosa trasmissione 'Later... with Jools Holland'. Dopo tutto questo 'casino' ecco il loro primo album “180”, un lavoro edito dalla Rough Trade e prodotto da Steve Mackey dei Pulp e Rory Atwell dei Test Icicles, il cui titolo si riferisce al numero civico dell'edificio dove la band organizza party e concerti e dove è stata scattata la foto di copertina. Il disco si apre con la già citata “Best of friends”, un vero e proprio inno garage-punk, diretto sia dal punto di vista musicale che testuale (“I wanna be your best friend/ I Don't wanna you to be my girl”). Un pezzo semplice, ma efficace come pochi.



“180” pesca a piene mani dagli ultimi quarant'anni del 'rock': ci si possono trovare rockabilly, i Clash, i Ramones, il garage, la psichedelia e anche l'indie-rock più attuale di Libertines e Glasvegas. Niente di innovativo, ma nella maggior parte dei casi davvero ben fatto. Come nella punkeggiante “Rattlesnake highway”, nella 'libertina' “Chicken dippers” o nell'ottima “Last of the summer wine”, la più psichedelica del lotto, con un lisergico intro tra organo e chitarre. O ancora la decisa “Tom the drum” con la voce sporca in evidenza. Meno imprescindibili ballate come “Three stars” o “14”, ma stiamo comunque parlando di un livello artistico piuttosto alto. I Palma Violets esordiscono attirandosi elogi e critiche, riuscendo quindi nell'obiettivo di una band al debutto: far parlare di sé. “180” è derivativo al 101%, ma ne viene fuori un disco con uno spirito puro, che forse i ragazzi perderanno già dopo essersi scafati con il primo vero tour, il music biz e tutto il resto. Per ora però ci hanno fatto divertire molto. Ed è più che sufficiente.
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