«POWERTRIP - Monster Magnet» la recensione di Rockol

Monster Magnet - POWERTRIP - la recensione

Recensione del 18 giu 1999

La recensione

Ci sono voluti più di tre anni ai Monster Magnet per confezionare un nuovo album. Tre anni che, a detta di Dave, il leader del gruppo (vedi intervista), sono passati soprattutto a causa delle titubanze della loro casa discografica, non molto convinta di dare nuovamente fiducia alla band. Intanto in Dave è montata la rabbia. E’ una rabbia che oggi trova espressione nella durezza di questo nuovo album. La durezza heavy del disco è infatti la prima componente che emerge fin dal primo ascolto di “Powertrip”. Una durezza stilistica che li allontana in modo deciso (come del resto avevano già fatto nell’album precedente, “I talk to planets”) da quel flusso psichedelico che gli aveva portato così tanta fortuna ai tempi di “Dopes to infinity”. Questa durezza però non fa rima né con heavy metal né con una caduta stilistica del gruppo. “Powertrip” infatti non è heavy metal perché Dave e i suoi compagni lo impreziosiscono con riff e melodie per tastiere vintage che fanno pensare ai b movies di fantascienza e di horror che tanto piacciono a Dave (ascoltare “Goliath and the vampires”), posizionandosi vicino a quell’immaginario colorito che ha fatto la fortuna di White Zombie. e ancora, “Powertrip” non è heavy metal perché Dave non ha dimenticato i suoi idoli di sempre, gli Stooges di Iggy Pop, la cui ombra è ben visibile in un brano come la title track. E “Powertrip” non ha nemmeno il tono di una caduta artistica perché di fatto Dave, sia pur non riuscendo a imbastire pezzi stratosferici come “Negasonic Teenage Warhead” (il loro singolo più famoso), fa un buon lavoro (soprattutto in “3rd eye landslide”, il pezzo più riuscito dell’album) di rifinitura dei brani, un lavoro che sicuramente non fa parte del background rozzo e dozzinale dei gruppi heavy. Detto questo “Powertrip”, nonostante sia un disco di buona fattura, cade proprio nella realizzazione delle canzoni, il fine ultimo che interessa a Dave (vedi ancora l’intervista), un fine che viene raggiunto, purtroppo, poche volte nell’arco del disco.
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