«CACCIAVITE NEL CUORE - Granturismo» la recensione di Rockol

Granturismo - CACCIAVITE NEL CUORE - la recensione

Recensione del 30 mar 2012 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Parliamoci chiaro: non tutti sanno scrivere bei pezzi pop. Sembra facile, ma non lo è. Non è facile nemmeno partorire ballate blues o gospel infuocati. Non è facile essere un cantautore e trovare le parole giuste. Figuriamoci poi maneggiare la psichedelia e il kraut rock... Arrivederci amore, ciao: c’è chi può, e chi non può. I Granturismo, collettivo musicale guidato da Claudio Cavallaro (lui si definisce “un gruppo solista”), sono tra quelli che possono. E non solo: sanno addirittura fare bene tutte le cose sopra elencate.
“Cacciavite nel cuore” è il titolo dell’ultimo Ep, una gustosa anticipazione in vista dell’uscita del nuovo album, prevista sempre per quest’anno. Quattro pezzi (più “C.N.C. (Sgabuzzino Demo Version)”, demo / bonus track dal tono vagamente lo-fi) che riassumono esaustivamente quanto fatto fino ad oggi da Cavallaro e compagni, e aprono nuove finestre su quello che evidentemente sarà il futuro prossimo. Molto bene dunque la titletrack “Cacciavite nel cuore”, gospel travolgente dalla ritmica sostenuta, zeppo di soul e blues, e impreziosito da testi come sempre taglienti (“andiamo di fretta / non stiamo mai fermi / un giorno saremo solo carne da vermi”), ma mai banali. Un inizio a mille, seguito da due degli episodi più interessanti della discografia dei Granturismo. “Il mondo è distrutto ma il tuo volto è perfetto” è una ballata soft pop d’autore dai contorni ingialliti dal tempo. Delicata, morbida, ispirata, e con un velo malinconicamente rock a fare da sfondo. “Respira ora” amplia ancora di più gli orizzonti: atmosfere country /western da una parte, tradizione cantautorale italiana dall’altra. La strumentale “La danza del mentre”, omaggio dichiarato a Kenneth Anger (regista sperimentale statunitense), rimanda invece ai Pink Floyd di “Atom heart mother”: bellezza psycho-pop giocata interamente sulla rappresentazione di uno stato d’animo attraverso i suoni. Poco meno di quattro minuti che riportano magicamente ai tempi in cui la musica ovviamente si sentiva, ma soprattutto si vedeva. Mica poco.
Ed è proprio questa capacità di saper richiamare atmosfere e sensazioni d’altri tempi inserendole in un contesto attuale e personale, il talento più grande dei Granturismo (e uno dei motivi per cui li abbiamo selezionati per la nostra rubrica The Observer). Cavallaro è un ottimo autore, sa scrivere, ma soprattutto sa tradurre le idee in suoni, in melodie vere che s’insinuano direttamente sotto pelle. Che poi sia pop, blues, gospel, rock o quant’altro, poco importa. I Granturismo, come già detto, possono.

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