«IT ALL STARTS WITH ONE - Ane Brun» la recensione di Rockol

Ane Brun - IT ALL STARTS WITH ONE - la recensione

Recensione del 24 ott 2011 a cura di Franco Bacoccoli

La recensione

Le registrazioni per "It all starts with one", che se si escludono "Sketches" (outtakes e demo) e "Live at Stockholm Concert Hall" O il successore di quel "Changing of the seasons" del 2008 che si è spinto fino al secondo posto delle classifiche svedesi e al primo di quelle norvegesi, erano attese per l'inizio del 2010. Ma come si fa a dire no a Peter Gabriel? Infatti sia l'ex Genesis -col quale Ane ha collaborato per il suo nuovo "New blood- e sia Ani DiFranco, appunto poco più di un anno e mezzo fa, le hanno chiesto d'andare in tour. Cià si è tradotto con lo stop della lavorazione dell'album, ma non è detto che sia stato un male.
Nel corso della dozzina di mesi infatti, oltre ovviamente ad accumulare esperienza, la 35enne norvegese ha avuto modo non solo di affinare i pezzi che già aveva composto ma anche di comporne dei nuovi; inoltre l'artista è andata in giro per il mondo, assorbendo nuove sensazioni che sono filtrate nelle composizioni. Dice Ane: "Mi sono spostata in nuovi territori perchÈ ormai sono passati tre anni dal mio ultimo album. Sul palco ho provato nuove direzioni e ho cantato con altri artisti e ne è scaturita l'ispirazione per uscire dalle mie frontiere musicali. Ho voluto assumermi dei rischi per arrivare in posti nuovi". Alcuni pezzi erano stati completati gi‡ nel gennaio 2011, ma la maggior parte è stata composta da Ane presso il suo studio di Stoccolma tra gennaio e febbraio, quando le notizie sulle rivolte nordafricane hanno molto colpito l'artista. Il frutto è "It all starts with one", prodotto dal suo amico Tobias Froberg; le note per i media parlano di "sound atmosferico" e, per una volta, sono corrette. Sul cantato di "These days" si stende una atmsfera mistica che sembra rimirare sfere lontane. Via, senso di lontananza in lande algide ma ancora vibranti. Sull'impiantito minimo di "Words" sembra non potersi aggrappare nulla, è come la pioggia ambient di Brian Eno che scivola su finestre scandinave. C'è l'ipnotica e particolare "Worship", poi "What's happening with you and him" cola in piccoli rivoli tinteggiati di sorrisi neofolk, un pezzo quasi irreale, una canzone che si disperde e riemerge, carsica. "Lifeline" è delicata e soffusa, una rÍverie dai piccoli guizzi vocali, "One" si inchina al pubblico in un teatro surreale, sospesa tra Kurt Weill e Wim Mertens, con innesti di Kate Bush e Tori Amos. Con "The light from one" l'artista ci spedisce cartoline di neve da dimensioni altre. Una canzone da riascoltare più volte, marmorea, in un quieto crescendo che sfuma in un coro diafano. Chiude "Undertow", pezzo perfettamente finale, tende che si chiudono su uno show di distese bianche.

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