«ABZU - Absu» la recensione di Rockol

Absu - ABZU - la recensione

Recensione del 17 ott 2011 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Quando gli angeli si scomodano e vengono a parlarti, non puoi far finta di niente. Nella migliore delle ipotesi hai materiale a bizzeffe per diventare un'icona o il guru di una corrente religiosa; nella peggiore potresti ritrovarti con una camicia da notte verdina, alloggiato a tempo indeterminato in una comoda stanza coi muri imbottiti.
Pare proprio che gli angeli abbiano parlato con due signori all'anagrafe erano registrati come John Dee ed Edward Kelley, che nel Sedicesimo secolo - seguendo quelle direttive celesti - scrissero la bibbia della magia Enochiana, un complesso sistema di rituali per evocare e comandare gli spiriti. E loro hanno evitato la stanza imbottita, con un colpo di classe, preferendo l'opzione di fondare una dottrina esoterica.
Cosa c'entrano queste faccende con la recensione del sesto album degli Absu? È presto detto: "Abzu" è il secondo capitolo di una trilogia (iniziata con "Absu" del 2009) intitolata Enochian Magick System e tutta incentrata sulle teorie occulte della strana coppia Dee-Kelley.
Tutti sappiamo che gli Absu "così come il mondo li ricorderà" sono quelli degli anni Novanta (e di "Tara" del 2001, il colpo di coda magistrale); sappiamo che l'omonimo "Absu" del 2009 non è stato un ritorno impeccabile, né un album sfavillante; sappiamo che il tempo passa e l'ispirazione sbiadisce... insomma, i presupposti sono piuttosto penalizzanti. La realtà, però, va oggettivamente valutata e ci dice una cosa ben chiara: "Abzu" è un bell'album di black metal. Furioso, scuro, gelido, iperveloce, con riff che piovono a sorpresa e da ogni direzione - come stellette ninja lanciate da una banda di killer psicotici sotto anfetamina. E in questa sarabanda demoniaca emerge prepotentemente l'anima statunitense della band, che comporta l'utilizzo di soluzioni tipicamente death/thrash di matrice Slayer ed Exodus, giusto per citare due nomi seminali; un elemento che rende il tutto - pur restando ampiamente nei confini della musica di genere - meno scontato.
Un fattore non secondario che fa apprezzare "Abzu" è la scelta di non dilatare troppo i tempi, mantenendo la lunghezza totale dell'album intorno ai 37 minuti (solo sei brani, con una suite conclusiva che sfiora i 15 minuti da sola); non si fa in tempo ad annoiarsi, molto prosaicamente, e l'effetto è quello di un blitz lucido, conciso, mirato e letale.
Certo, forse manca l'alone esoterico, la cappa oscura e sovrannaturale che ha reso veri e propri classici album come "Barathrum: V.I.T.R.I.O.L.", "The sun of Tiphareth" e "The third storm of Cythraul", ma la sostanza è ottima e supera - di gran lunga! - in malignità e violenza il lavoro precedente, l'interlocutorio e già citato "Absu".
Per concludere, "Abzu" si apprezza molto, a patto di non incancrenirsi troppo nel far confronti col passato. Che è fulgido, glorioso e incancellabile... ma inesorabilmente passato. E poi, quante black metal band, dopo 20 anni di massacro sonoro, possono ancora vantare il tiro e la furia di cui questi sei brani sono intrisi?

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