«SKYING - Horrors» la recensione di Rockol

Horrors - SKYING - la recensione

Recensione del 21 lug 2011

La recensione

Non bisogna lasciarsi ingannare dagli Horrors, ormai lo abbiamo capito. La band dell'Essex, partita nel 2007 con un garage rock fracassone e psichedelico, sembrava una delle ennesime creature usa e getta da Nme, quelle che fanno un discreto album d'esordio e poi si perdono nel grande universo del rock britannico. Niente di più sbagliato. Con la seconda fatica "Primarly colours" il gruppo ha subito fatto capire di che pasta è fatto: un po' di Joy Division, una spruzzata di Bauhaus e anche di Jesus And Mary Chain. Le solite influenze trite e ritrite, potrebbero obiettare molti. Vero, però rielaborate con un gusto compositivo non comune. E di pezzi come "Sea within a sea", "Who can say" o "Mirror's image" non ne sono usciti poi così tanti negli ultimi anni. Il leader degli Horrors Faris Badwan, nonostante quella sua aria stralunata, è inoltre un musicista di ottima cultura e sensibilità, bravo quanto basta a evocare il fantasma di Ian Curtis nelle occasioni giuste. "Skying", album autoprodotto e registrato nello studio della band a Dalston, nell'est di Londra, ne è la prova.
Dunque, cosa fa stavolta la band dopo aver trovato la quadratura del cerchio? Lo fa a pezzi, ovviamente. A tratti in quest'ultima fatica del quartetto sembra infatti di sentire più i Simple Minds o perfino gli U2. Un esempio? Prendete la brillante "Dive in", con quel suo riff riverberato così efficace e penserete che spunterà Jim Kerr da un momento all'altro. Oppure ascoltate il singolo "Still life" e chiedete a Bono se non gli piacerebbe scrivere una canzone così. Ma sono tanti i pezzi da ricordare in questo terzo capitolo della saga Horrors: "Moving further away", guidata da splendidi synth molto anni Ottanta, coinvolge sin dal primo ascolto. L'iniziale "Changin the rain" è psichedelia concentrata e irresistibile. Così come la conclusiva "Oceans burning", che cita felicemente le atmosfere dilatate degli Spiritualized e chiude questo disco come meglio non si poteva. Non è casuale il tirare in ballo tutti questi gruppi: gli Horrors fanno del citazionismo un vero e proprio marchio di fabbrica, ma sono bravi a nascondere le carte al momento giusto.
A volere cercare il pelo nell'uovo, la voce di Faris Badwan a volte risulta un po' troppo monocorde, un difetto che si poteva riscontrare anche negli episodi passati. Ma poco male, tutto sommato. A meno che proprio non detestiate gli anni '80, è difficile non riconoscere la qualità degli Horrors.


(Giovanni Ansaldo)

TRACKLIST

01. Changing the rain
02. You Said
03. I Can See Through You
04. Endless Blue
05. Dive In
06. Still Life
07. Wild Eyed
08. Moving Further Away
09. Monica Gems
10. Oceans Burning
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