«INFINITO - Litfiba» la recensione di Rockol

Litfiba - INFINITO - la recensione

Recensione del 28 gen 1999

La recensione

Chiusa la tetralogia degli elementi con "Mondi Sommersi", i Litfiba scelgono di esplorare l'infinito inteso come tempo; "scelta importante - ha detto Pelù - in un momento in cui il tempo non basta più per fare nulla, e gli anni sembrano scappare via". Così si passa dal singolo "Il mio corpo che cambia", in cui sono le trasformazioni del nostro involucro carnale a segnare il passaggio delle stagioni, a "Mascherina" che parla del tempo perso a parlare con ipocriti e profittatori. C'è un tempo per il desiderio ("Sexy dream") e un tempo per darsi da fare ("Prendi in mano i tuoi anni"). C'è il tempo in senso ritmico (...io sono "Frank" e vivo per il funk...) e il tempo è denaro dei "Nuovi rampanti". Al di là di questa predilezione dei Litfiba per gli album a tema, c'è da dire che "Infinito" sembra essere un disco riuscito a metà, in cui i buoni spunti sono sviliti da una formula musicale che forse comincia a essere logora. Il suono complessivo dell'album è molto curato, come ormai i Litfiba ci hanno abituato da tempo. In generale gli elementi musicali sono un po' di atmosfere Morriconiane, alcune ballate, rock con chitarre ben armonizzate con dei bei strati di tecnologia, un pizzico di funk. Ci sono canzoni veramente belle come "Vivere il mio tempo" e "Incantesimo"; "Il mio corpo che cambia" è un brano accattivante, nella migliore tradizione dei Litfiba 'Tex Mex' e sicuramente dominerà le classifiche. Ma ci sono anche episodi imbarazzanti ("Mascherina") o insipidi ("Nuovi rampanti", "Prendi in mano i tuoi anni"). Così, la vitalità della musica sembra essere affidata a Pelù, impegnato a usare il maggior numero possibile di sfumature espressive della sua bellissima voce (ad esempio il crescendo in "Il mio corpo che cambia", o il duetto con Mara Redeghieri degli Ustmamò in "Sexy Dream"). E alla fine i brani più belli sono proprio quelli animati dalla sua interpretazione. "Infinito" non è un disco brutto, ma non raggiunge la freschezza energica e sfacciata di "Spirito", nè l'ambizione di "Mondi Sommersi"; è un buon prodotto, molto serio e professionale che piacerà, anche. Lascia però l'impressione che Pelù e Renzulli abbiano sfruttato sino in fondo la brillante alchemia che in questi anni ha trasformato i Litfiba in un super gruppo rock da alta classifica.
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