«VICES & VIRTUES - Panic! At The Disco» la recensione di Rockol

Panic! At The Disco - VICES & VIRTUES - la recensione

Recensione del 21 mar 2011 a cura di Rossella Romano

La recensione

Sin dall’antica Grecia, l’uomo si interrogava su quali potessero essere i vizi da evitare e le virtù da coltivare. Nel 2011 ci pensano i Panic!At The Disco che, con “Vices & virtues”, indagano la natura, forse imperfetta ma di certo sublime, dell’animo umano. Originari di Las Vegas, come i colleghi Killers, partiti in cinque ma rimasti in due, i Panic! At The Disco si sono fatti conoscere con l’album “A fever you can’t sweat out” del 2005, che li ha portati nell’olimpo dell’alternative scanzonato, insieme agli amici/nemici Fall Out Boy, ai quali sono stati spesso paragonati. Oggi, Brendon Urie, voce e chitarra, e Spencer Smith, batteria, sono tornati, dopo il clamore del singolo “Nine in the afternoon” dell’album “Pretty Odd” del 2008, con un lavoro ben cantato e ben suonato.
La forza del disco risiede sicuramente nella parte melodica, arrangiata magistralmente e mai ripetitiva: ballads alternate a pezzi dal ritmo più rock donano una piacevole varietà all’album. Le canzoni rimangono subito in mente, ti entrano subito in loop, e non si può fare altro che canticchiarle, proprio come accade per il brano che apre il disco, “The ballad of Mona Lisa”. Primo singolo estratto da “Vices & virtues”, è un’introduzione energica e leggera, molto ritmo e tantissimi cori per un testo che parla di un incontro che ti cambia la vita.
Si prosegue con “Let’s kill tonight”, dall’intro che richiama le sonorità degli anni Ottanta. Nessun omicidio, Brendon canta l’uccisione metaforica della noia. Si susseguono “Hurricane”, dal ritmo travolgente, “Memories”, che riporta alla memoria ricordi, esperienze ed emozioni vissute con la persona amata, che ha lasciato un segno indissolubile dentro, e “Trade mistake”, prima ballad sognante nonché uno dei pezzi più riusciti del disco.
Degni di nota anche “Always”, adatta a quelle serate in cui non si vuole far altro che stare con la propria metà, l’ironica “Sarah smile” e “The calendar”, in cui l’incessante scorrere dei giorni scandisce la melodia del brano. “Nearly witches (ever since we met...) è il pezzo agrodolce che chiude “Vices and virtus”, essere sedotti e poi abbandonati da una “meravigliosa strega” ti lascia ammaliato ma anche ferito, intona Urie.
“Abbiamo cercato di scrivere tutto ciò che abbiamo vissuto in questi due anni di grandi cambiamenti. I vizi e le virtù ci accomunano e ci dividono al tempo stesso, ci guidano e ci fanno essere ciò che siamo”, affermano i Panic! At The Disco in un’intervista. Un ottimo spunto di riflessione che, di questi tempi, non fa mai male…

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